FPMCI
Il Fondo Provinciale Milanese per la Cooperazione Internazionale è uno strumento della cooperazione internazionale.
IL FONDO PROVINCIALE MILANESE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Il Fondo Provinciale Milanese per la Cooperazione Internazionale è uno strumento collegiale, condiviso da Enti Locali e ONG del territorio, che si pone l'obiettivo di portare il proprio contributo alle politiche di cooperazione nazionali in modo incisivo e non dispersivo.
L’organizzazione in reti di relazioni sempre più allargate crea politiche in grado di rispondere alle reali esigenze espresse dalle comunità locali, attraverso l’interscambio di buone pratiche e la possibilità di replicarle.
In quest’ottica la politica di cooperazione degli Enti Locali si configura come una strategia di intervento trasversale, che coinvolge diverse tematiche e competenze a livello territoriale, contribuendo contemporaneamente a dar voce alle comunità a livelli ampi.
La cooperazione dei Governi Locali è già un fenomeno consolidato in Europa: il Fondo Provinciale Milanese per la Cooperazione Internazionale si è ispirato alle esperienze avanzate costituite dai Fondi Spagnoli e la Provincia di Milano, attraverso un percorso partecipato, ne ha promosso attivamente i criteri a livello locale e nazionale, prendendo atto dell’enorme ricchezza di iniziative e di sensibilità espresse sia dagli Enti Locali, che dalle organizzazioni della società civile del territorio.
I Governi Locali divengono così agenti politici della cooperazione internazionale, affrancati dal tradizionale ruolo di semplici finanziatori e coinvolti direttamente nelle istanze comunitarie.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE
Gli obiettivi generali della cooperazione italiana allo sviluppo e i principi guida a cui essa si ispira sono quelli fissati anche nel quadro di accordi e decisioni assunte a livello internazionale e comunitario.
La Dichiarazione del Millennio, approvata nel 2000 da 186 Capi di Stato e di Governo nel corso della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, stabilisce l’obiettivo centrale del dimezzamento della povertà assoluta entro il 2015. Tale obiettivo si articola in otto finalità alle quali deve essere improntata l’azione di cooperazione a livello internazionale:
- lotta alla povertà e alla fame;
- educazione di base universale;
- eliminazione delle disparità tra i sessi;
- riduzione della mortalità infantile;
- miglioramento della salute materna;
- lotta contro l’Aids e le altre malattie infettive;
- protezione dell’ambiente;
- creazione di un partenariato globale per lo sviluppo.
L' Accordo di Cotonou sul partenariato con i Pvs, siglato tra l'Ue e l'Acp (Africa, Caraibi, Pacifico) nel 2000, definisce i principi guida a cui i paesi membri della Ue si devono attenere nella realizzazione delle iniziative di cooperazione:
- il rafforzamento dell’appropriazione (“ownership”) dell’aiuto da parte dei Paesi in via di sviluppo;
- la promozione della partecipazione degli enti non-statali (Ong, società civile);
- il coordinamento e la complementarietà delle attività della Commissione e degli Stati membri;
- il miglioramento della coerenza delle politiche (di sviluppo, agricola, commerciale, dell’immigrazione);
- il miglioramento della qualità degli aiuti (il decentramento, la concentrazione da parte di ciascun donatore dei suoi aiuti in un limitato numero di settori per Paese, la semplificazione delle procedure, l’utilizzazione di indicatori che consentano di meglio valutare i risultati).Il suo obiettivo è generare azioni di solidarietà che superino la tradizionale visione della cooperazione allo sviluppo.
La cooperazione allo sviluppo, quale parte integrante della politica estera del nostro Paese, si fonda su due basi prioritarie.
La prima è l’esigenza solidaristica di garantire a tutti gli abitanti del pianeta la tutela della vita e della dignità umana.
La seconda vede nella cooperazione il metodo per instaurare, migliorare e consolidare le relazioni tra i diversi Paesi e le diverse comunità. Questo scambio tra pari, oltre che far crescere la conoscenza reciproca necessaria a comprendere le reali necessità delle comunità locali destinatarie degli interventi, favorisce relazioni finalizzate ad una crescita economica, ma soprattutto sociale ed umana, rispettosa dell’ambiente e delle diverse culture e che sappia tutelare i beni comuni come acqua, cibo ed energia, così da assicurare la crescita del benessere delle popolazioni e perseguire la pace tra i popoli.
Nello svolgimento delle sue attività la Cooperazione italiana segue un approccio ispirato a :
- condivisione dei principi di “good governance” (in sintesi, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto e trasparenza amministrativa):
- coerenza tra le varie politiche connesse allo sviluppo: regole commerciali e piena apertura dei mercati a beneficio dei Pvs (sulla scia dell’iniziativa adottata dall’UE per i Pma “Everything but Arms”); sostenibilità del debito; flussi pubblici di aiuto; promozione degli investimenti diretti esteri;
- coordinamento tra soggetti donatori nazionali e multilaterali, per evitare scelte contraddittorie nella allocazione delle risorse;
- complementarietà tra le attività di sostegno sanitario, di educazione e formazione delle risorse umane, di assistenza alimentare, di sviluppo rurale e delle Piccole e Medie Imprese (Pmi) e delle infrastrutture, di tutela del patrimonio culturale;
- collaborazione tra sistemi-paese tramite, in particolare, le Ong (cooperazione orizzontale), gli enti locali (cooperazione decentrata), le imprese (multinazionali ma innanzitutto le Pmi), le istituzioni universitarie (cooperazione interuniversitaria), per trasferire know-how nei Pvs e per portare sul terreno risorse umane preziose ai fini della formazione in loco e della ‘good-governance’.