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Sorgenti della Muzzetta



Sito -IT2050009-

L’area in questione è inserita come Riserva Naturale all’interno del Parco Regionale Agricolo Sud Milano, nel settore orientale della provincia di Milano nei comuni di Rodano e Settala.
La prima segnalazione delle “sorgenti della Muzzetta” come sito da proteggere è contenuta nella “Carta dei biotopi d’Italia” del 1971 nell’ambito del “programma di Ricerche Territoriali sulla aree naturali da proteggere” predisposto dal CNR in collaborazione con il Ministero dei Lavori Pubblici. Successivamente la Regione Lombardia lo inseriva come “Biotopo” all’interno dell’elenco della L.R. 33/77 e quindi istituiva un vincolo definitivo (quello appunto di Riserva Naturale) con la L.R.86/83. Dopo l’ulteriore classificazione come “parziale biologica”dovuta alla deliberazione del Consiglio Regionale n.111/800 del novembre 1984, la Riserva, con l’istituzione del Parco regionale di cintura metropolitana “Parco Agricolo Sud Milano” (L.R. 24/90) veniva inserita nei suoi confini. Un’ultima fase di riperimetrazione dei confini della Riserva e della fascia di rispetto è infine avvenuta con la DCR n.VII/484 del 9 aprile 2002.

MuzzettaNel contesto regionale il territorio si inquadra nell’ambito della media pianura lombarda, all’interno della fascia dei fontanili, con una morfologia pianeggiante tipica del “livello fondamentale della pianura”, posto a quote medie tra 118 e 105 m.s.l.m. e caratterizzato da una debole pendenza dello 2% verso Sud. La struttura litologica è costituita da un complesso alluvionale di sabbia e ghiaia per circa 40 m. di profondità, alternato a lenti argillose. Al di sotto di tali strati argillosi vi è un potente strato impermeabile, riferibile all’orizzonte che separa la falda freatica più profonda da quella superficiale, che purtroppo presenta vari punti di discontinuità, permettendo così il contatto (e la contaminazione) tra le due falde.
Il clima dell’area è quello definito come “temperato subcontinentale”, con temperature medie annue tra i 12,4°C e i 12,6°C tra il mese più caldo (Luglio, con medie di 23°C) e quello più freddo (Gennaio con 1,3°C). La piovosità totale della zona, è di circa 950 mm., concentrata soprattutto in due picchi annuali principali nelle stagioni intermedie (Ottobre-Novembre e Maggio), mentre il mese più secco risulta essere Dicembre, con 63,1 mm.

Il sito è caratterizzato, dal punto di vista ecosistemico, da un nucleo ed una fascia di vegetazione naturale igrofila e ripariale che si sviluppa attorno alla testa ed all’asta del fontanile e della roggia Muzzetta. Tali residui ambienti naturali sono inseriti in un ampio contesto agricolo, favorito dalla ridotta urbanizzazione dell’area e dalla fitta rete irrigua derivata dai fontanili e dal Naviglio della Martesana. Pertanto al matrice naturale residua è completamente circondata da campi coltivati prevalentemente a seminativi (mais e soia) e a prati. Infatti negli ultimi 30 anni le colture invernali foraggiere fondate attraverso l’irrigazione termica dei suoli attraverso l’acqua dei fontanile (le “marcite”), che pure caratterizzavano fortemente questa zona così come tutta la fascia della media pianura del Milanese, sono state completamente abbandonate a favore di monoculture, per lo più cerealicole, più redditizie. Ciò ha progressivamente ridotto la naturale alimentazione della falda superficiale libera ed ha portato al progressivo abbandono funzionale delle teste di fontanile. Inoltre ha impoverito la composizione dei popolamenti faunistici locali (soprattutto quelli ornitici) per i quali le marcite costituiscono un importante ambiente di sosta ed alimentazione, soprattutto durante i mesi invernali.
Peraltro l’importanza storico-ambientale di questi ecosistemi (fontanili) è stata riconosciuta e rivalutata negli ultimi anni e sono in corso azioni di recupero all’interno delle aree protette, come appunto la Riserva Naturale della Muzzetta, interamente inclusa nel SIC in esame.
Il fontanile “sorgenti della Muzzetta” è attualmente composto da due teste, scavate ad una profondità massima di circa m.1,80 dal piano campagna, che si congiungono in un’unica asta un centinaio di metri a valle. La morfologia delle teste e dell’asta del fontanile è stata più volte modificata nel corso degli anni, sia per intervento antropico sia per interramento naturale, come evidenziato da vecchi alvei abbandonati tuttora riconoscibili sul terreno.
La sorgente maggiore (fontanile “Molino” o “testa Prevosta”) è posta a occidente, su una superficie di invaso di 2786 mq mentre la sorgente minore (fontanile “Testino” o “testa della Vallazza”) ha una superficie di invaso di 708 mq. Entrambe le teste di fontanile presentano numerosi tubi drenanti infissi a profondità di 7-10 m. Per quanto riguarda il regime di portata delle “sorgenti della Muzzetta”, i valori massimi sono registrati in estate (Agosto-Settembre, durante i periodi di piena della falda non sfruttata in quelle settimane dalle industrie) con circa 200 lt./sec., mentre i minimi sono in Aprile con circa10 lt./sec. .
Il sito sorgenti della Muzzetta” è inoltre inserito in un contesto ambientale dove spicca la presenza vicina di altri fontanili attivi, come il Fontanile Toscana o il Fontanile Rusco.

Infine per quanto riguarda la qualità delle acque di falda, monitorate nel corso degli anni da varie campagne di controllo da parte soprattutto della provincia di Milano, è segnalata la presenza di sostanze azotate, pur all’interno degli standard di legge, e di un progressivo accumulo di nitrati nelle acque più profonde. L’origine di tali inquinanti è sostanzialmente legata a:

  1. dilavamento delle superficie agricole circostanti trattate con fertilizzanti azotati o con concimi organici;
  2. scarichi di reflui urbani ed industriali.

A conclusione di questa prima parte descrittiva va infine sottolineata la buona disponibilità di dati ed informazioni recenti sugli aspetti ecologici del sito in esame. In particolare l’Ente Parco Agricolo Sud Milano ha commissionato, nell’ottobre 2002, una serie di indagini naturalistiche per la stesura del “Piano di gestione della Riserva Naturale Sorgenti della Muzzetta”.


Vegetazione, Flora ed Ecosistemi

In generale si può affermare che le tipologie vegetazionali spontanee riscontrabili all’interno del sito sono di due tipi:
 

  1.     vegetazione boschiva igrofila
  2.     vegetazione dei corsi d’acqua e delle rive

In generale si può affermare che si tratta di cenosi generalmente ben conservate, soprattutto vista la matrice paesaggistica poco favorevole in cui i fontanili sono inseriti. Il contesto agricolo e il progressivo conurbamento sottraggono territorio alle cenosi proprie delle sorgenti della Muzzatta, limitandole a relitti boscati attorno alla testa del fontanile e ad ampi filari lungo le aste. Nonostante ciò in entrambi i casi le cenosi appaiono abbastanza ben strutturate e poco alterate dall’invasione delle specie esotiche.
Di seguito vengono riportate le tipologie vegetazionali: in primis quelle inserite come Habitat della Direttiva, poi le altre tipologie escluse dalla Direttiva, ma comunque ritenute significative.

 

HABITAT 91E0: Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae).

Si tratta di un Habitat Naturale Prioritario secondo la Comunità Europea, è cioè compreso in quegli Habitat che rischiano di scomparire e per la cui conservazione l’Unione Europea ha una responsabilità particolare a causa dell’importanza della loro area di distribuzione naturale. Sono evidenziati all’interno dell’EUR15 con un asterisco (*).
Tale cenosi è caratterizzata da boschi igrofili spontanei, ormai estremamente rarefatti, propri delle fasce adiacenti i corsi d’acqua, dove si ha abbondanza di acqua non stagnante nel terreno.
Nello strato arboreo si ha dominanza di Alnus glutinosa (ontano nero), accompagnato da olmi (Ulmus minor) aceri (Acer pseudoplatanus) e frassini (Fraxinus excelsior). Nello strato arbustivo si ha la la presenza di Rubus sp, ligustro, sambuco, frangola (Frangula alnus), biancospino (Crataegus monogyna), ciliegio selvatico (Prunus avium), di rampicanti come luppolo (Humulus lupulus), tamo (Tamus communis) e. più raramente, edera. Lo strato erbaceo è invece caratterizzato da Carex brizoides, anemone dei boschi (Anemone nemorosa), baccaro comune (Asarum europaeum), olmaria comune (Filipendula ulmaria) e dalla rara felce Thelypteris palustris.
Nel complesso si può affermare che si tratta di un raro e valido esempio di vegetazione planiziale igrofila. Tale cenosi, come ribadito nel paragrafo precedente, è spesso fortemente compromessa, se non eliminata, proprio per lo sfruttamento del territorio e per le opere di regimentazione che l’uomo attua in prossimità dei corsi d’acqua. La sua tutela è perciò molto importante ai fini conservazionistici.

HABITAT 3260: Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion.

E’ la vegetazione propria dell’asta dei fontanili, in questo caso spesso non molto significativa dal punto di vista della composizione floristica (come si evince anche dal giudizio nel Formulario Standard) perché piuttosto pauciflora.
Tale caratteristica è dovuta probabilmente ad un eccessivo aduggiamento causato dallo strato arboreo che costeggia il corso d’acqua. L’ombra impedisce a molte piante idrofile di sopravvivere: le uniche specie riscontrate sono la sedanina d’acqua (Berula erecta), Veronica beccabunga, la gamberaia (Callitriche stagnalis) e, in alcuni punti, la rara Groenlandia densa.
Dalla bibliografia si evince anche la presenza del ceratofillo comune (Ceratophyllum demersum) e della briofita Fontinalis antypiretica.
Si tratta spesso di comunità monospecifiche raggruppate nei punti maggiormente soleggiati dell’asta dei fontanili, a cui si accompagnano specie ripariali comuni anche alle polle, come la scagliola palustre (Typhoides aundinacea) o la rara Alisma gramineum.

HABITAT 3150: laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition.

Sono state qui inserite le vegetazioni di acque ferme proprie delle teste dei fontanili, caratterizzate da macrofite acquatiche.
In termini fitosociologici, l’unità fondamentale a cui riferire questo tipo di vegetazione è l’associazione Heliosciadietum (appartenente all’alleanza Sparganio-Glycerion fluitantis), tuttavia in esso figurano anche elementi dell’Eupotamion. Come la vegetazione algale, lo sviluppo delel macrofite acquatiche risente dell’andamento dei cicli stagionali e dei peridoi di arricchimento di nutrienti delle acque dei fontanili.
La polla principale, il Fontanile Molino, è piuttosto grande e presenta numerose piante idrofile come il crescione d’acqua (Nasturtium officinale), la sedanina d’acqua (Berula erecta), la menta d’acqua (Mentha aquatica), la mestolaccia comune (Alisma plantago-aquatica), Carex acutiformis, le lenticchia d’acqua (Lemna minor, L. trisulca, L. minuta), il morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae). Accanto ad esse si trovano anche l’esotica Elodea canadensis, ormai immancabile nei nostri corsi d’acqua, i giunchi (Juncus effusus, J. articulatus, J. inflexus) e le comuni Polygonum mite, Typhoides arundinacea, Lythrum salicaria ed equiseti come Equisetum telmateja ed E. arvense.
Come si evince dall’elenco floristico si tratta di cenosi ben differenziate e plurispecifiche, ben conservate anche per la corretta manutenzione che viene eseguita, come l’eliminazione delle piante ripariali interranti e il dragaggio periodico per la rimozione dei sedimenti dal fondo: per questo è stato deciso di segnalare l’Habitat con un giudizio complessivamente buono. 

HABITAT 3140: Acque oligo-mesotrofe calcaree con vegetazione bentica a Chara sp.

Sono state qui inserite le comunità monospecifiche caratterizzate dalla presenza dell’alga del genere Chara. Sebbene non siano state direttamente osservate nella fase di campo (agosto 2003), è plausibile la presenza di tali cenosi soprattutto nelle porzioni delle teste dei fontanili maggiormente esposte al sole. 
 
Altre tipologie vegetazionali significative:
53.21: Vegetazione erbacea a grandi carici appartenente al Magnocaricion. E’ una vegetazione non inserita nell’elenco degli Habitat, ma segnalata nei codici CORINE. Si tratta di vegetazioni elofitiche presenti ai bordi delle rive sia delle teste che delle aste dei fontanili, con ridotti nuclei a carici (Carex acutiformis, C. pendula, C. remota) e canne (Phragmites australis e Typha latifolia).
Vi sono inoltre piccole aree boscate che non rientrano in alcun Habitat perché eccessivamente ridotti come estensione, destrutturati o particolarmente disturbati dalle specie esotiche.
Nonostante ciò preme segnalarne la presenza per il valore relittuale che assumono: è il caso di piccoli nuclei di salici (Salix alba, S. caprea, S. cinerea, S. purpurea), mescolati con pioppi (Populus alba, P. nigra, P. canescens) e robinie, che costeggiano alcuni tratti delle aste dei fontanili.
Merita un’altra segnalazione il boschetto con farnie (Quercus robur), ontani neri, ciliegi selvatici, salici e, raramente, olmi (Ulmus minor), presente nel tratto iniziale del Fontanile Molino. Si tratta di una cenosi destrutturata a causa dell’invasione da parte di rovi e ortiche, che lasciano poco spazio allo strato arbustivo ed erbaceo, dove sono presenti viburni (Viburnum opulus), biancospini, pervinche e alcune greminacee tra cui il comune paleo silvestre (Brachypodium sylvaticum).
Nelle restanti aree boscate si rinvengono soprattutto consorzi a robinia puri o mescolati con farnie, ciliegi selvatici e frassini, nella maggior parte dei casi. Sono cenosi in cui è ravvisabile la potenzialità del querco-carpineto planiziale nelle aree distanti dai corsi d’acqua o del querco-ulmeto per le zone in cui l’umidità del terreno è maggiore, ma che non sono state inserite nell’elenco Habitat per la scarsa rappresentatività in termini di composizione floristica e grado evolutivo.