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Politiche Sociali


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Area famiglia, minori, giovani

#33cc66Indicatori di maltrattamento e abuso intrafamiliare all’infanzia: riconoscere e prevenire
Il percorso formativo si pone l’obiettivo di facilitare l'acquisizione di conoscenze e competenze sul tema del maltrattamento e dell'abuso intrafamiliare all'infanzia, in particolare relativamente al ruolo degli operatori   nelle differenti fasi del processo di tutela del minore e aiuto alla famiglia e nella capacità empatica di osservazione e ascolto che accompagna la relazione con il minore in situazione di pregiudizio.
Un ulteriore obiettivo è consentire uno spazio di riflessione sulle possibili cause alla base del maltrattamento e dell'abuso intrafamiliare e del ruolo degli operatori nelle differenti fasi del processo.
Infine, attraverso metodi attivi e facilitando l'emergere delle esperienze e competenze degli operatori, il corso intende aprire spazi di condivisione di elementi teorici e applicativi, in supporto alle buone pratiche operative e alla gestione delle emozioni dell'operatore nelle situazioni di maltrattamento e abuso sessuale intrafamiliare.
La metodologia attiva mira, infatti, a sviluppare un apprendimento cognitivo ed emotivo, attraverso strumenti che facilitino la condivisione di esperienze professionali, la riflessione su situazioni e temi utili all'acquisizione d elementi e punti di vista differenti, l'acquisizione di strumenti teorici ed applicativi.
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Scadenza iscrizione:
20 settembre 2006



#33cc66Osservazione, riconoscimento e valutazione clinica delle competenze genitoriale
Il tema della competenza genitoriale è cruciale per chi, a vari livelli, e con diversi ruoli si occupa di famiglie e di relazioni genitori/figli, tanto nell’area della valutazione, quanto in quella della cura e in quella della protezione dei minori e degli interventi a sostegno delle famiglie multi problematiche.
Tema poliedrico, dunque, che interfaccia concretezze e mentalizzazioni, prevenzione e cura, operatori clinici, psicosociali e magistrati.
Se è difficile per il clinico definire cosa possa essere chiamata competenza del genitore, ancor più difficile è visibilizzarla clinicamente, coglierne i limiti e le risorse per assumere posizioni diagnostiche, prognostiche e di cura. La poca chiarezza su un tema tanto delicato rende ancora più complessi i casi nei quali si rende necessaria la comunicazione e l’interazione con la Magistratura.
Il corso è rivolto a coloro che operano nell’ambito, dei Comuni, delle ASL e del privato sociale nell’area famiglia e minori e proporrà una modalità interattiva, alternando in modo sinergico lezioni frontali, casistica, lavoro di gruppo, esercitazioni.
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Scadenza iscrizione:
20 settembre 2006

#33cc66Il conflitto separativo tra genitori: filosofia e tecniche di mediazione familiare
Operare professionalmente nel campo del conflitto separativo tra genitori impegna a fondo sia sotto il profilo tecnico sia sul piano emotivo e personale. Senza adeguati strumenti conoscitivi e metodologici può rivelarsi un compito frustrante e logorante. Filosofia, saperi e tecnica della mediazione familiare, messi in campo anche al di fuori del suo setting specifico, si sono dimostrati risorse feconde per integrare, arricchire e dunque agevolare l’operatività di coloro che, a vario titolo (funzioni di sostegno, controllo, regolamentazione, tutela dei minori) si confrontano con la crisi separativa. La filosofia: l’esperienza della Mediazione familiare è portatrice e propone ai cittadini-utenti valori come il dialogo, la responsabilità e la scelta, l’autonomia.
I saperi: la pratica della Mediazione familiare costituisce, nella vicenda separativa, un osservatorio e insieme un laboratorio di criticità e soluzioni creative, una sorta di repertorio di strategie individuate dai genitori se pur sostenuti e attivati dal mediatore. La tecnica: l’approccio metodologico della Mediazione familiare fornisce spunti e strumenti efficaci per la progettazione e la conduzione concreta del lavoro con genitori e figli alle prese con la crisi. Nel percorso formativo verrà adottata una didattica attiva, volta a valorizzare le esperienze dei corsisti: lavoro individuale e in piccolo gruppo, presentazione e discussione di casi proposti dai corsisti, simulazioni e role-playing.
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Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006
#33cc66Il servizio di Assistenza domiciliare minori: la famiglia come risorsa o ostacolo?
La delicatezza e la complessità del servizio di assistenza domiciliare minori richiede riflessione e ri-attribuzione continua di significati a partire dalla considerazione di alcuni elementi che interrogano gli operatori, i servizi e tutti i soggetti coinvolti.
Allontanamento e/o reinserimento del minore da/nel nucleo familiare sono passaggi cruciali spesso esito di decisioni non facili di cui la famiglia e gli stessi educatori sono partecipi ma non protagonisti attivi degli aspetti decisionali. Entrare in una casa inoltre significa, nella maggioranza dei casi, entrare in una famiglia, avere a che fare con altre persone, oltre all’utente, legate a lui da affetti e sentimenti. Persone che spesso riversano sull’operatore le proprie ansie, angosce, timori, speranze. Una famiglia non è solo la somma dei suoi componenti, ma il complesso risultato di tutte le relazioni che connettono tra di loro i componenti stessi.
Non tener conto di questa complessità può anche portare a situazioni di disagio e difficoltà, sia per l’operatore sia per l’utente stesso; riuscire, al contrario, a trasformare la complessità in risorsa può dare grossi vantaggi per tutti. 
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Scadenza iscrizione:
24 settembre 2006


#33cc66Dritti sui diritti dell’infanzia
A quindici anni dalla ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (CRC) riteniamo importante proporre un laboratorio formativo per ripensare e riformulare l’applicazione e l’utilizzo “pratico” di questo documento, che, indubbiamente, ha avuto un impatto significativo sulle leggi, sulle politiche e programmi in favore dell’Infanzia in Italia.
Molte “parole importanti” sono state espresse a commento del testo della Convenzione, ma non sono le “parole” ma i suoi “principi di pratica”, e soprattutto il suo ruolo catalizzatore di azioni che pongono agli adulti il problema della coerenza tra ciò che si proclama nelle solenni occasioni e ciò che traduciamo in prassi quotidiane.
Nello spirito della Convenzione questo percorso di formazione partecipata viene proposto in collaborazione con lo staff della Delega ai Diritti dei bambini e delle bambine della Presidenza della Provincia di Milano, che interverrà portando testimonianze concrete nelle giornate di formazione.
L’obiettivo generale è quello di riconoscere e valorizzare il “capitale sociale” rappresentato da bambini e dagli adulti che vivono e lavorano in ambito educativo e culturale a stretto contatto con i bambini e i ragazzi.
In questa direzione diventa importante condividere il significato di alcuni singoli articoli, rispetto alle proprie azioni professionali, riconcettualizzando le applicazioni concrete dello “strumento CRC”, inventando azioni ludiche e sociali da promuovere nei luoghi di vita dei ragazzi.
L’intervento formativo alternerà momenti di docenza frontale, a lavori di gruppo (approfondimento, simulazione, progettazione), a momenti in plenaria (discussione, modellizzazione, verifica esperienze sul campo).
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Scadenza iscrizione:
20 settembre 2006


#33cc66Introduzione all’ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano
Come Le convenzioni internazionali hanno disposto che nelle legislazioni nazionali la comunicazione e l’ascolto del minore siano introdotti come diritti del bambino, influenzando in questa direzione anche i contenuti del diritto minorile italiano.
Il primo fondamento lo hanno posto le Regole minime per l’amministrazione della giustizia minorile, le cosiddette “Regole di Pechino”, approvate a New York il 29 novembre 1985.
La successiva Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, ha dato un impulso ancora più vasto alla comunicazione con il minore. Il terzo documento fondamentale sulla comunicazione e l’ascolto è la Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata dall’Italia con legge 31 dicembre 1998 n. 476. In ultimo le indicazioni della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo sono state riprese, sviluppate e rafforzate dalla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, sottoscritta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, di cui il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica con legge 20 marzo 2003.
Un assetto normativo che riconosce al minore, nei procedimenti dinanzi a un’autorità giudiziaria, una serie di diritti, ricevere ogni informazione pertinente, essere consultato ed esprimere la propria opinione, essere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di qualunque decisione.
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Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006


#33cc66Minori autori di reato: nuovi orientamenti nella presa in carico e trattamento
Con l’entrata in vigore della l. 328/2000, l’area degli interventi che a diverso titolo riguardano i minori autori di reato ha attraversato una significativa fase di transizione; assistiamo a nuovi assetti organizzativi dei servizi territoriali che rioccupano di minori autori di reato ma in particolare a nuovi fenomeni di devianza e a nuovi orientamenti delle politiche penali minorili.
In questo quadro appare cruciale stimolare una riflessione che, a partire da quanto disposto dal dpr 448/88 e dai suoi sviluppi, si ponga come finalità quella di costruire, fra operatori provenienti da enti diversi (Comuni, USSM, ASL, Centri di Giustizia Minorile), linguaggi comuni, modelli e linee guida condivise che possano orientare le progettazioni e gli interventi in sede locale.

Il percorso formativo persegue i seguenti obiettivi:
  • fornire agli operatori dei servizi territoriali un aggiornamento sui nuovi orientamenti del sistema penale minorile e sul suo funzionamento,
  • realizzare un confronto e una condivisione sulle procedure di presa in carico e trattamento dei minori autori di reato attualmente in vigore e sui rapporti tra USSM e servizi territoriali,
  • approfondire temi di particolare rilevanza quali ad esempio i nuovi orientamenti delle politiche criminali per i minori, i reati di consumo e spaccio, i reati con vittime, la mediazione penale e la giustizia riparativa. 
L’intervento propone una struttura modulare.
Il primo modulo avrà un taglio essenzialmente giuridico, tratterà la competenza penale del Tribunale per i Minorenni, le fasi del processo minorile, le decisioni possibili, i diversi provvedimenti limitativi della libertà, la posizione della vittima nel processo penale minorile.
Il secondo e il terso modulo approfondiranno ed esploreranno i modelli di presa in carico e gli spazi di possibile collaborazione tra i Servizi degli Ambiti territoriali che si occupano di penale minorile e i Servizi per la giustizia del Ministero. 
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Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006

 
#33cc66Tutela del minore figlio di un genitore tossicodipendente e cura dell’adulto
Questo percorso affronta una tematica estremamente delicata e propone un modello d’intervento ispirato all’integrazione tra misure di protezione del minore e interventi di trattamento del genitore. Le strutture disorganizzate di queste famiglie, le carenti definizioni di ruolo, la mancanza di regole educative, l’uso di sostanze, o ancora lo svantaggio sociale e culturale rappresentano fattori di rischio importanti nello sviluppo equilibrato dei bambini.
La presa in carico e il trattamento di genitori con problemi di dipendenza, o con problemi psichiatrici richiede competenze cliniche e di progettualità sociale, ma anche la capacità di sapere se e come avviare, all’interno di un progetto condiviso che si propone di tutelare il bambino, il trattamento e il recupero della sua famiglia.
Il percorso di formazione affronterà temi delicati come il lavoro in un contesto coatto, la valutazione della recuperabilità della famiglia e la costruzione di una prognosi, alternando momenti di formazione a supervisione dei casi portati dai partecipanti.

Stante la particolarità dell’approccio, il percorso si svilupperà in due moduli:
  • il primo di quattro mezze giornate, definirà il quadro teorico e gli strumenti clinici di valutazione
  • Il secondo, di sei mezze giornate, proporrà un lavoro sui casi, finalizzato alla costruzione di un protocollo di lavoro nella rete.
Per questo motivo verrà selezionato un gruppo più ristretto composto da operatori dei servizi tutela e dei Sert che lavorano nelle stesse aree territoriali.
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Scadenza iscrizione:
12 dicembre 2006

#33cc66Il laboratorio delle favole

L’iniziativa formativa si propone di elaborare i temi psicologici che riguardano le relazioni di aiuto, in particolare il rapporto adulti/bambini; si tratta di un lavoro che punta alla prevenzione e all’attenuazione del disagio psicologico nei bambini, soprattutto attraverso il supporto degli adulti che se ne occupano.
L’obiettivo di base fondamentale è quello di allargare e approfondire la consapevolezza emozionale degli operatori perché possano entrare maggiormente in sintonia non solo con i bambini, ma anche con i loro genitori, il loro mondo interno, il loro funzionamento mentale e la loro storia. Tali caratteristiche infatti si riflettono inevitabilmente su quelle del bambino, determinandolo nella realtà quotidiana e preparando il maggiore o minore benessere mentale dell’adulto che diventerà.
Il corso consisterà in cinque laboratori centrati sull’utilizzo di favole, che sono la rappresentazione metaforica di reali storie di adulti e di bambini, con l’aggiunta di vignette cliniche e di storie di vita sui vari temi trattati.
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Scadenza iscrizione:
4 ottobre 2006
 

#33cc66Sostenere l’autonomia nei bambini da zero a tre anni

I bambini, fin dai primi anni di vita, manifestano desideri di autonomia, che devono però incontrare la disponibilità di adulti capaci di essere punti di riferimento fondamentali nel graduale processo di differenziazione.
Si tratta, dunque, di accompagnare e potenziare questa esigenza profonda del bambino e sostenerlo adeguatamente in un contesto di fiducia e di accoglimento.
L’inserimento e l’adattamento alla vita del nido è infatti un lungo processo ricco di variabili educative e organizzative per la struttura e gli educatori, e di implicazioni emotive per il bambino nella sua esigenza ancora acerba di fare da solo nel momento di separarsi dei genitori, ma anche di relazionarsi con altri bambini e con la figura dell’educatrice/educatore.
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Scadenza iscrizione:
9 ottobre 2006


#33cc66Orientamento e pratiche nell’inserimento al nido

L’inserimento del bambino al nido è un elemento fondamentale per definire la qualità dei servizi educativi per la prima infanzia: esso rende visibili i presupposti teorici, lo stile educativo e il progetto pedagogico di ciascun servizio. L’inserimento, prima occasione di conoscenza del nido per le famiglie, richiede riflessione e strumenti professionali sempre più raffinati e rispondenti ai bisogni in continua trasformazione portati da adulti e bambini.
Il percorso, facendo riferimento alle principali teorie sul tema, intende sviluppare nei partecipanti la capacità di leggere, riflettere ed eventualmente ripensare orientamenti e modalità di inserimento, oltre che di gestire la complessità delle relazioni implicate.
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Scadenza iscrizione:
23 ottobre 2006