Osservazione, riconoscimento e valutazione
clinica delle competenze genitoriale
Il tema della competenza genitoriale è cruciale per chi, a vari livelli, e con diversi ruoli
si occupa di famiglie e di relazioni genitori/figli, tanto nell’area della valutazione,
quanto in quella della cura e in quella della protezione dei minori e degli interventi a sostegno
delle famiglie multi problematiche.
Tema poliedrico, dunque, che interfaccia concretezze e mentalizzazioni, prevenzione e cura,
operatori clinici, psicosociali e magistrati.
Se è difficile per il clinico definire cosa possa essere chiamata competenza del genitore,
ancor più difficile è visibilizzarla clinicamente, coglierne i limiti e le risorse per assumere
posizioni diagnostiche, prognostiche e di cura. La poca chiarezza su un tema tanto delicato rende
ancora più complessi i casi nei quali si rende necessaria la comunicazione e l’interazione
con la Magistratura.
Il corso è rivolto a coloro che operano nell’ambito, dei Comuni, delle ASL e del
privato sociale nell’area famiglia e minori e proporrà una modalità interattiva, alternando
in modo sinergico lezioni frontali, casistica, lavoro di gruppo, esercitazioni.
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Scheda del corso e iscrizione on line
Scadenza iscrizione:
20 settembre 2006
Il conflitto separativo tra genitori: filosofia
e tecniche di mediazione familiare
Operare professionalmente nel campo del conflitto separativo tra genitori impegna a
fondo sia sotto il profilo tecnico sia sul piano emotivo e personale. Senza adeguati strumenti
conoscitivi e metodologici può rivelarsi un compito frustrante e logorante. Filosofia, saperi e
tecnica della mediazione familiare, messi in campo anche al di fuori del suo setting specifico, si
sono dimostrati risorse feconde per integrare, arricchire e dunque agevolare l’operatività di
coloro che, a vario titolo (funzioni di sostegno, controllo, regolamentazione, tutela dei minori)
si confrontano con la crisi separativa. La filosofia: l’esperienza della Mediazione familiare
è portatrice e propone ai cittadini-utenti valori come il dialogo, la responsabilità e la scelta,
l’autonomia.
I saperi: la pratica della Mediazione familiare costituisce, nella vicenda separativa, un
osservatorio e insieme un laboratorio di criticità e soluzioni creative, una sorta di repertorio di
strategie individuate dai genitori se pur sostenuti e attivati dal mediatore. La tecnica:
l’approccio metodologico della Mediazione familiare fornisce spunti e strumenti efficaci per
la progettazione e la conduzione concreta del lavoro con genitori e figli alle prese con la crisi.
Nel percorso formativo verrà adottata una didattica attiva, volta a valorizzare le esperienze dei
corsisti: lavoro individuale e in piccolo gruppo, presentazione e discussione di casi proposti dai
corsisti, simulazioni e role-playing.
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Scheda del corso e iscrizione on line
Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006
Il servizio di Assistenza domiciliare minori:
la famiglia come risorsa o ostacolo?
La delicatezza e la complessità del servizio di assistenza domiciliare minori
richiede riflessione e ri-attribuzione continua di significati a partire dalla considerazione di
alcuni elementi che interrogano gli operatori, i servizi e tutti i soggetti coinvolti.
Allontanamento e/o reinserimento del minore da/nel nucleo familiare sono passaggi cruciali
spesso esito di decisioni non facili di cui la famiglia e gli stessi educatori sono partecipi ma
non protagonisti attivi degli aspetti decisionali. Entrare in una casa inoltre significa, nella
maggioranza dei casi, entrare in una famiglia, avere a che fare con altre persone, oltre
all’utente, legate a lui da affetti e sentimenti. Persone che spesso riversano
sull’operatore le proprie ansie, angosce, timori, speranze. Una famiglia non è solo la somma
dei suoi componenti, ma il complesso risultato di tutte le relazioni che connettono tra di loro i
componenti stessi.
Non tener conto di questa complessità può anche portare a situazioni di disagio e difficoltà,
sia per l’operatore sia per l’utente stesso; riuscire, al contrario, a trasformare la
complessità in risorsa può dare grossi vantaggi per tutti.
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Scadenza iscrizione:
24 settembre 2006
Dritti sui diritti dell’infanzia
A quindici anni dalla ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia
(CRC) riteniamo importante proporre un laboratorio formativo per ripensare e riformulare
l’applicazione e l’utilizzo “pratico” di questo documento, che,
indubbiamente, ha avuto un impatto significativo sulle leggi, sulle politiche e programmi in favore
dell’Infanzia in Italia.
Molte “parole importanti” sono state espresse a commento del testo della
Convenzione, ma non sono le “parole” ma i suoi “principi di pratica”, e
soprattutto il suo ruolo catalizzatore di azioni che pongono agli adulti il problema della coerenza
tra ciò che si proclama nelle solenni occasioni e ciò che traduciamo in prassi quotidiane.
Nello spirito della Convenzione questo percorso di formazione partecipata viene proposto in
collaborazione con lo staff della Delega ai Diritti dei bambini e delle bambine della Presidenza
della Provincia di Milano, che interverrà portando testimonianze concrete nelle giornate di
formazione.
L’obiettivo generale è quello di riconoscere e valorizzare il “capitale
sociale” rappresentato da bambini e dagli adulti che vivono e lavorano in ambito educativo e
culturale a stretto contatto con i bambini e i ragazzi.
In questa direzione diventa importante condividere il significato di alcuni singoli articoli,
rispetto alle proprie azioni professionali, riconcettualizzando le applicazioni concrete dello
“strumento CRC”, inventando azioni ludiche e sociali da promuovere nei luoghi di vita
dei ragazzi.
L’intervento formativo alternerà momenti di docenza frontale, a lavori di gruppo
(approfondimento, simulazione, progettazione), a momenti in plenaria (discussione, modellizzazione,
verifica esperienze sul campo).
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Scadenza iscrizione:
20 settembre 2006
Introduzione all’ascolto del minore nei
procedimenti che lo riguardano
Come Le convenzioni internazionali hanno disposto che nelle legislazioni nazionali
la comunicazione e l’ascolto del minore siano introdotti come diritti del bambino,
influenzando in questa direzione anche i contenuti del diritto minorile italiano.
Il primo fondamento lo hanno posto le Regole minime per l’amministrazione della
giustizia minorile, le cosiddette “Regole di Pechino”, approvate a New York il 29
novembre 1985.
La successiva Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989,
ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, ha dato un impulso ancora
più vasto alla comunicazione con il minore. Il terzo documento fondamentale sulla comunicazione e
l’ascolto è la Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993 per la tutela dei minori e la
cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata dall’Italia con legge 31
dicembre 1998 n. 476. In ultimo le indicazioni della Convenzione di New York sui diritti del
fanciullo sono state riprese, sviluppate e rafforzate dalla Convenzione europea
sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, sottoscritta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, di
cui il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica con legge 20 marzo 2003.
Un assetto normativo che riconosce al minore, nei procedimenti dinanzi a un’autorità
giudiziaria, una serie di diritti, ricevere ogni informazione pertinente, essere consultato ed
esprimere la propria opinione, essere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione
comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di qualunque decisione.
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Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006
Minori autori di reato: nuovi orientamenti
nella presa in carico e trattamento
Con l’entrata in vigore della l. 328/2000, l’area degli interventi che a
diverso titolo riguardano i minori autori di reato ha attraversato una significativa fase di
transizione; assistiamo a nuovi assetti organizzativi dei servizi territoriali che rioccupano di
minori autori di reato ma in particolare a nuovi fenomeni di devianza e a nuovi orientamenti delle
politiche penali minorili.
In questo quadro appare cruciale stimolare una riflessione che, a partire da quanto disposto
dal dpr 448/88 e dai suoi sviluppi, si ponga come finalità quella di costruire, fra operatori
provenienti da enti diversi (Comuni, USSM, ASL, Centri di Giustizia Minorile), linguaggi comuni,
modelli e linee guida condivise che possano orientare le progettazioni e gli interventi in sede
locale.
Il percorso formativo persegue i seguenti obiettivi:
- fornire agli operatori dei servizi territoriali un aggiornamento sui nuovi orientamenti del
sistema penale minorile e sul suo funzionamento,
- realizzare un confronto e una condivisione sulle procedure di presa in carico e trattamento dei
minori autori di reato attualmente in vigore e sui rapporti tra USSM e servizi territoriali,
- approfondire temi di particolare rilevanza quali ad esempio i nuovi orientamenti delle
politiche criminali per i minori, i reati di consumo e spaccio, i reati con vittime, la mediazione
penale e la giustizia riparativa.
L’intervento propone una struttura modulare.
Il primo modulo avrà un taglio essenzialmente giuridico, tratterà la competenza penale del
Tribunale per i Minorenni, le fasi del processo minorile, le decisioni possibili, i diversi
provvedimenti limitativi della libertà, la posizione della vittima nel processo penale minorile.
Il secondo e il terso modulo approfondiranno ed esploreranno i modelli di presa in carico e
gli spazi di possibile collaborazione tra i Servizi degli Ambiti territoriali che si occupano di
penale minorile e i Servizi per la giustizia del Ministero.
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Scheda del corso e iscrizione on line
Scadenza iscrizione:
10 ottobre 2006