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La Milanesiana 2009


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Intervento del Presidente e dell'Assessore alla cultura della Provincia di Milano

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Intervento del Presidente e dell'Assessore alla cultura della Provincia di Milano

Dieci anni di Milanesiana sono un compleanno importante. L’abbiamo vista crescere e affermarsi come  l’appuntamento internazionale più prestigioso dell’anno culturale milanese. Tanto da meritare l’ambita Adesione della Presidenza della Repubblica. Lasciateci allora dire, senza falsa modestia, che la Provincia di Milano è orgogliosa di aver creduto nel progetto artistico di Elisabetta Sgarbi, e di averlo sostenuto e potenziato nel tempo. Dieci anni, appunto.

Aver accompagnato lo sviluppo della Milanesiana significa per noi aver investito su un progetto culturale che sin dal suo esordio voleva essere qualcosa di più di un appuntamento estemporaneo o di un evento spettacolare. La Milanesiana è un momento di riflessione, di scavo nell’attualità, di esplorazione dei confini. Un incamminarsi a tratti spregiudicato sui sentieri del mondo contemporaneo, dove le separazioni nette tendono a farsi labili. L’intersecarsi delle più diverse discipline, che ne è la cifra distintiva, dà la misura della complessità del nostro secolo. E in qualche modo cerca di interpretarla superando gli steccati degli specialismi. Musica, letteratura, cinema, scienza, medicina, astronomia dialogano sul palco del Dal Verme. A volte attraverso personalità artistiche multiple: Gao Xinijang, scrittore-pittore-regista ; Micheal Cimino, regista cult e scrittore; William Friedkin, regista e pensatore; Craig Venter, scienziato del dna e quasi giornalista di se stesso. Oppure con Toni Servillo, che legge Umberto Eco; Carmen Lasorella, con un inedito assoluto sulla sua esperienza in Somalia; Micheal Cunningham a confronto con il fotografo Andres Serrano. Tutto questo e tanto altro è la Milanesiana.

Il tema guida del 2009 è artistico, speculativo e politico insieme: l’invisibile. Come l’Europa dell’Est, tutta da scoprire nei nomi di molti intellettuali, meno noti al nostro grande pubblico, eppure magnifici interpreti della loro realtà, con le sue sfumature spesso crudeli. La Milanesiana porta finalmente a Milano Matvejevic, Simic, Pahor, Kertész, scrittori del confine tra etnie, lingue, storie nazionali ; scrittori dell’identità, portata con orgoglio, o messa da parte, condanna o vocazione ; scrittori che hanno affrontato il potere e la sua morsa novecentesca, e di questo parleranno con il pubblico del festival. Accanto a loro, Elisabetta Sgarbi propone Michel Houllebecq, John Coetzee, Bernard Henry-Levy, solo per citarne alcuni.

Un festival è anche intrattenimento e divertimento, coinvolge la città, ci convince che rimangono spazi di leggerezza dell’intelligenza, alternativi alla televisione senza rinunciare a essere accattivanti e sorprendenti. Tutti noi, ormai, possiamo recuperare su You Tube una intervista al nostro scrittore preferito. Eppure, in questi anni la  Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera ha raccolto in ogni incontro centinaia di persone elettrizzate dalla presenza di intellettuali e scrittori. Un segnale di vitalità, di energia sociale e culturale, che ci ha incoraggiati a sostenere la Milanesiana e a farne parte integrante del lavoro culturale della Provincia. Un lavoro svolto con amore, serietà e intensità.

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