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La Milanesiana 2008


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Premio Milanesiana-Montblanc Protagonisti del cambiamento

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Premio Milanesiana-Montblanc Protagonisti del cambiamento

Montblanc ha partecipato ancora una volta in qualità di partner alla nona edizione de “La Milanesiana, Letteratura, Musica, Cinema”, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi.

A testimonianza dell’amore per l’arte e per la creatività in ogni forma espressiva, Montblanc ha voluto rendere ancora più concreto il suo contributo a favore di questa rassegna culturale di respiro internazionale con il “Montblanc - La Milanesiana. Protagonisti del Cambiamento”. Alla sua seconda edizione, questo riconoscimento è destinato alle personalità protagoniste del cambiamento che con il loro pensiero sostengono il progresso della civiltà.

Il 4 luglio 2008, presso il Teatro dal Verme, Montblanc e La Milanesiana hanno assegnato questo riconoscimento allo scrittore Patrick McGrath e al regista William Friedkin.

Ecco la motivazione, a firma di Giulia D’Agnolo Vallan al premio a  WILLIAM FRIEDKIN

Lo hanno definito spesso “il regista del male americano”. Ma, più che un’ossessione tematica, quella di William Friedkin e’ un’ossessione teorica - per il rimosso, l’indicibile, l’inaccettabile, il “mostro” che ci portiamo dentro. Schivata la scuola di cinema a favore della mail room di una stazione televisiva di Chicago, ha fatto dell’immagine documentario e non del cinema hollywoodiano classico il suo punto di riferimento. Per quello, ogni suo lavoro parte da una ricerca sterminata, analitica, su mondi, luoghi, patologie, individui…. E’ una ricerca di cui, nel film, non deve rimanere traccia “visibile” ma la cui sconvolgente verità echeggia in tutta la sua forza d’urto. Fatto di spiazzamenti continui, di istinto visivo folgorante, visionario, quello di Friedkin e’ un cinema insaziabilmente affamato di realtà che, al suo meglio, si fa quasi completamente astratto: energia cinetica pura, come quella sprigionata negli inseguimenti che ne costituiscono la metafora più nota. Non si tratta di una  metafora casuale. E non solo perchè, come dice lui stesso, Friedkin vive con la sensazione che qualcuno o qualcosa stia cercando di acchiapparlo. “Il mio momento favorito e’ il montaggio”, afferma, “quando penso ad un’inquadratura immagino immediatamente quella che verrà dopo”. Cinema di equilibrismo (“cubista” lo definì lui stesso), che da sempre snobba i piani totali, quello di Friedkin è infatti un cinema che si consuma nel baratro sospeso tra quell’inquadratura e la seguente, nell’abisso che le separa e nell’inafferrabilità di quel che ci sta dentro. Che e’ poi il cuore della sua ricerca.

La motivazione, a firma di Mario Fortunato, al premio a PATRICK McGRATH

Romanziere puro, interessato ai congegni della narrazione più che alle bellurie dello stile, Patrick McGrath è uno dei maggiori scrittori contemporanei di lingua inglese. Al centro della sua indagine letteraria è il luogo classico e imprescindibile dell’anima, declinata nelle sue forme moderne di psiche, mente e inconscio: basti ricordare il suo primo libro, “Follia”, e l’ultimo, “Trauma”. Ma non bisogna pensare a lui solo come ad un odierno e impassibile classificatore delle nostre più segrete paure, dei nostri più indicibili desideri. Attraverso il racconto del disagio anche patologico dei suoi personaggi, McGrath affronta un tema classico della grande letteratura novecentesca all’incrocio col nuovo Millennio: il tema del mutamento, della trasformazione degli incubi e delle nevrosi esistenziali, nella lingua complessa e cruda di una condizione globale, che ha assunto il male e la malattia come elemento fondante di ogni esperienza umana.