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I conflitti dell'Assoluto
La
Milanesiana Letteratura Musica Cinema è giunta all’ottava edizione. Promossa dalla Provincia
di Milano e da un cospicuo numero di sponsor privati, la manifestazione viene ospitata nelle sedi
del Teatro Dal Verme e dello Spazio Oberdan, cui si aggiungono quest’anno il Museo della
Scienza e della Tecnologia, il Teatro degli Arcimboldi, il Teatro alla Scala e, per gli incontri
del mattino, la Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera e lo stesso Museo della Scienza e
della Tecnologia, dove gli autori ospiti del Festival, in un arco di quattordici
incontri-dibattito, concepiti come necessario proseguimento delle tematiche affrontate nelle serate
precedenti, potranno liberamente conversare, sollecitati da coordinatori di diverse testate
giornalistiche.
“I conflitti dell’Assoluto” sarà il tema conduttore di questa edizione.
“Assoluto” è, in apparenza, un concetto inequivocabile, senza derive. Si oppone
all’idea stessa del “Relativo”, come in una radicale coppia di opposti. Potremmo
dire, allora, che l’Assoluto del mondo occidentale, del nostro mondo, è il liberalismo, la
democrazia, così come l’Assoluto del mondo musulmano è l’Islam in quanto tale, con la
sua cultura specifica e le sue forme di vita, così divergenti dalle nostre. Ma allora possiamo
anche indicare nell’ebraismo, come civiltà, un altro Assoluto. Insomma, sembra che siamo
circondati da un oceano di “assoluti”, ciascuno dei quali tende, proprio in quanto
“identità”, a escludere ogni altro e a generare conflitti e intolleranze. Di qui il
titolo della Milanesiana, che riconosce e getta luce proprio sulla presenza di questa estrema
conflittualità. Saper gestire tale spazio di conflittualità consentirebbe, quindi, di mostrare
piuttosto la relatività di ogni Assoluto, senza per questo limitarne la portata.
L’Assoluto sarà dunque il Leitmotiv di tutte le serate e gli ospiti d’eccezione,
più
di 100, fra i quali 7 Premi Nobel e 2 Premi Pulitzer
, ne illumineranno con i loro interventi le infinite variazioni, salvaguardando nel contempo
l’impostazione interdisciplinare che da sempre contraddistingue la viva essenza della
Milanesiana.
Cominceremo domenica
24 giugno con
Michael Cunningham
, il
Premio Pulitzer autore di “Le ore”, e con
Andres Serrano
, un “maledetto” dell’arte che nelle sue inquietanti opere si avvale dei
più radicali simboli archetipici della vita, sangue, latte, frammenti di corpi, per rappresentare,
grazie a variazioni cromatiche e strutturali, i sogni, le fantasie e gli incubi ispirati dalle
questioni primarie quali la potenza del sesso, la tenacia del bisogno religioso, l’oscurità
del razzismo a tutti i livelli. La lettura di Cunningham affonderà le sue radici in questo magma
esistenziale e avrà un riscontro, da una parte, nel concerto (“Horror has gone”, il
titolo-guida della serata e colonna sonora della scorsa edizione della Milanesiana) eseguito da
Antony & The Johnsons
, straordinario artista amico di Lou Reed, dall’altra nelle proiezioni di
fotografie inedite di Serrano.
L’idea-base della serata sarà dunque l’Assoluto che si cala nel Relativo, nella
matericità della vita vista nelle sue molteplici valenze e forme. Ilcoordinamento è di
Ivan Cotroneo
, scrittore e traduttore di fiducia di Cunningham e di Hanif Kureishi, e di
Grazia Coccia
, che da anni segue gli avvenimenti musicali, gli spettacoli, i festival cinematografici e la
moda per la Rai.
Lunedì
25 giugno incontreremo il primo dei Premi Nobel che arricchiranno la Milanesiana:
V.S. Naipaul
, l’autore di “Fedeli a oltranza” premiato per la letteratura nel 2001, che
ha compiuto vari viaggi nei paesi sconvolti da quel “tifone ideologico” che è il
fondamentalismo islamico. Alla sua lettura, cui farà pendant un intervento di Luca Cendali, si
affiancherà un concerto per pianoforte di
Michele Campanella
, una presenza nota alla nostra manifestazione. Il maggiore virtuoso e interprete lisztiano
eseguirà brani di Liszt, tra cui spiccano, in riferimento al nodo concettuale della serata, le Due
Leggende di San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli e di San Francesco di Paola che
cammina sulle onde. A confronto, dunque, due modi diversi di porsi in sintonia con
l’Assoluto: da un lato, il furore iconoclasta, le faide tribali, l’integralismo
religioso, e dall’altro la semplicità francescana, portata anch’essa alle estreme
conseguenze, in questo caso sintonizzate sulle onde del ripiegamento mistico. Antoio Gnoli
coordinerà la serata.
Martedì
26 giugno: un altro
Premio Nobel (per la letteratura, 2006), Orhan Pamuk
. Scrittore turco, ha ricostruito nei suoi romanzi di amore e di intrighi la vita reale e
psicologica dell’antico impero ottomano, mostrandone il conflitto tra modernità e tradizione
e indagando gli spazi di libertà possibile che si aprono nel confronto tra Occidente e cultura
islamica ortodossa (“Libertà assoluta” è infatti il titolo della serata). Oltre alla
sua lettura avremo il concerto di
Jordi Savall e di Rolf Lislevand
, chitarrista norvegese quest’ultimo, che ha fatto tesoro delle tecniche di
improvvisazione per avvicinarsi ai segreti della musica antica, di cui il primo, spagnolo di
Barcellona, è uno dei più importanti interpreti mondiali (ha imparato da solo a suonare la quasi
dimenticata viola da gamba e ha registrato ben 160 cd). Il prologo della serata sarà di
Ferruccio de Bortoli
.
Mercoledì
27 giugno ci troveremo ancora di fronte a un
Premio Nobel (per la pace, 1986), Elie Wiesel
. Insieme,
Elie Wiesel, Bernard-Henri Lévy e Alain Elkann
daranno vita a un ideale dialogo, a partire da letture inedite sull’“Assoluto di
Israele”. Wiesel è il vecchio Maestro di cultura e di fede che forse più di ogni altro può
aiutarci a comprendere i confini ideali della religiosità e a tenerli separati da ogni
intromissione di faziosità ideologiche, nello spirito di una comprensione reale di ogni diversità
politica, etica, culturale. Ed è appunto questo lo spirito della performance di
Meredith Monk
, un’artista militante che ha appartenuto all’avanguardia americana degli anni
sessanta e continua a lavorare all’incrocio fra musica, teatro, danza e cinema,
all’insegna di quella interdisciplinarietà delle arti sceniche che è il nucleo concettuale
della compagnia da lei fondata nel 1968, The House. La serata, con un prologo di Alain Elkann, sarà
coordinata da
Enrico Arosio
, caporedattore di “l’Espresso”.
Giovedì
28 giugno avremo una giornata ricchissima, nel segno distintivo degli
“Assoluti capovolti”.
Martin Amis
, scrittore inglese, ma anche sceneggiatore e regista, autore, da ultimo, di “Cane
giallo”, ci trasporterà nelle atmosfere dei suoi libri, che sono lunghi sguardi, spietati e
divertiti nel contempo, sulle ipocrisie, le banali abitudini, le manie e le contraddizioni della
società inglese. Gli farà da contraltare
William Friedkin
, regista di “L’esorcista”, di “Il braccio violento della
legge” e di “Vivere e morire a Los Angeles”, che leggerà un brano inedito.
“Ho sempre voluto sorprendere il pubblico e l'ho fatto sorprendendo, in qualche modo,
l'obiettivo della macchina da presa che è in fondo il primo spettatore del film.” Sono parole
sue, e non casuali per chi è stato definito “l’esorcista della macchina da
presa”. La sua è un’America violenta, cruda, indagata senza compiacimenti, dove
convivono slancio verso l’assoluto e crolli psicologici, discese agli inferi. La Milanesiana
gli renderà omaggio alo Spazio Oberdan con la proiezione, a partire dalle ore 10.00, di “The
French Connection” (1971), di “The Exorcist” (1973), di “To Live and Die in
LA” (1985) e di “Bug” (2006). Saranno presenti lo stesso regista ed enrico
ghezzi. Ma la serata di giovedì al Teatro Dal Verme, con un prologo di
Edoardo Nesi
, l’intervento di
enrico ghezzi
e il coordinamento di
Massimo Rota
, offrirà, oltre alla lettura di William Friedkin sull’Assoluto nel cinema, ancora una
primizia: il concerto di
Guy Klucevsek
, già ospitato in precedenza dalla Milanesiana. Questo singolare fisarmonicista ha dissodato
le più antiche e popolari tradizioni musicali dell’Occidente, passando dalla polka al tango
al jazz fino alla musica contemporanea nei suoi esiti più incisivi e memorabili. Il suo esperanto
musicale, ricco di melodie, arabeschi, fraseggi ipnotici, registri bassi, è pura vita che si fa
musica arrangiando il caos. Il concerto di Klucevsek è un omaggio al cinema di Friedkin.
Venerdì
29 giugno incontreremo, sempre con enrico ghezzi, il regista russo
Alexandr Sokurov
, autore di un celebre film sul maestro della narrativa russa, Solzenicyn, e della famosa
trilogia dedicata a Hitler, Lenin e all’imperatore Hirohito. L’interesse di Sokurov si
rivolge soprattutto, per suo stesso dire, alle “qualità umane” e alla forza del
“carattere” dei personaggi. Un altro modo di tematizzare le onde dell’assoluto,
dopo il prologo di
Toni Servillo
e la lettura dell’inedito del regista, sarà il concerto per pianoforte di
Antonio Ballista
, virtuoso già noto alla Milanesiana, che durante la serata eseguirà musiche di Mozart,
di Glinka e di Mussorgskij, in omaggio al regista e alla tradizione della grande Madre Russia.
Elegie dell’Assoluto, dunque. Allo Spazio Oberdan, tra mattina e pomeriggio del medesimo
giorno, potremo assistere alla proiezione di quattro film di Sokurov: “The Knot”
(1998), “Elegia di un viaggio” (2001), “Russian Ark” (2002), e
“Mozart. Requiem” (2004).
Sabato
30 giugno potremo vedere e ascoltare, in una lettura inedita, il campione di
scacchi
Garry Kasparov. “Competizione” è la parola d’ordine.
E competere significa puntare a un Assoluto, uno dei molti possibili offerti all’uomo.
Kasparov è colui che si misurò quasi interminabilmente con il campione Karpov, duellando con lui
con una tenacia che ha dell’incredibile, ora vincendo, ora perdendo e rivincendo nuovamente.
Un campione che non è arretrato neppure di fronte alla sfida del computer e che ha addirittura
dichiarato di voler affrontare Putin alle prossime elezioni presidenziali russe. Un competitore
nato, o meglio un cavaliere della gara assoluta. Si confronterà con lui, leggendo anch’egli
un testo inedito, un altro campione, ma della logica matematica,
Piergiorgio Odifreddi
. La serata, che sarà coordinata da
Riccardo Chiaberge
e
Massimo Rota
, proporrà poi un concerto di
Freak Antoni e Elio
: non potevano che essere loro, gli interpreti della satira surreale, a
“musicare” il tema della serata, quelle Copetizioni che paiono oscillare in perpetuo
fra ragioni del cielo e della terra.
Domenica
1 luglio incontreremo, per il coordinamento di
Pico Floridi
, un altro
Premio Nobel (per la letteratura, 1986
), il nigeriano
Wole Soyinka
. Nato nel 1934, drammaturgo, Soyinka ha cercato con successo di fondere la sua tradizione,
quella degli Yoruba, con le avanguardie artistiche europee. Un mediatore, dunque, e la sua opera
“Play of Giants”, che ha ispirato il titolo della serata, indica chiaramente
l’aura del suo lavoro poetico. Solo un Gigante come lui poteva, pur nella contraddittorietà
congenita della sua terra, affiancare alla ricerca agguerrita un saldo impegno politico in difesa
della sua gente, contro ogni revival dittatoriale. Per questo ha pagato di persona, ricevendo una
condanna a morte per le idee politiche sue e dei suoi amici scrittori. Le vie dell’Assoluto
corrono anche in Africa, anzi proprio qui si tocca con mano il dissidio tra le esigenze di
solidarietà e una visione retriva che fa torto alle tradizioni “locali” che Soyinka
vuol salvare con il suo operato di intellettuale e scrittre. Alla lettura inedita di cui Soyinka ci
farà dono, seguirà quella del
Premio Pulitzer Edward P. Jones
, l’autore di “Il mondo conosciuto”: un altro nero, ma questa volta
americano, autore di una grande opera paragonabile, come è stato detto, a “Via col
vento”, che narra il dramma degli ex schiavi e il loro sogno di riscatto durante la guerra di
Secessione.
E, come accompagnamento musicale degno di questa intensa atmosfera, avrà luogo un concerto di
Roberto Cacciapaglia , musicista eclettico capace di spaziare dalla musica
sacra a quella elettronica, e di
Giovanni Sollima,
violoncellista perfezionatosi al Mozarteum di Salisburgo, le cui composizioni sono state
interpretate dai maggiori direttori d’orchestra di oggi, come Riccardo Muti.
Lunedì
2 luglio avremo con noi, per il coordinamento di enrico ghezzi, due maestri,
all’insegna del tema “Il Velo e l’Assoluto: nulla è come sembra”. Sono
Franco Battiato
e
Alejandro Jodorowsky
. Battiato, cantautore, regista, compositore, pittore, studioso di cultura sufi e di
teologia, è una Macchina artistica che ha fatto della ricerca dell’Assoluto uno scopo di vita
e di pensiero. Jodorowsky, celebre regista, autore degli ormai leggendari “La Montagna
sacra” e “El Topo”, è anche sceneggiatore di fumetti (famosa la sua
collaborazione con Moebius) e autore di libri che hanno sancito la nascita di una nuova disciplina
esoterica: la “psicomagia”. Fra questi due Maestri ci sono indubbi elementi di
somiglianza. Non a caso, Jodorowsky ha interpretato il secondo film di Battiato,
“Musikanten” (2005). Dopo una lettura inedita di Jodorowsky, ci immergeremo nella
musica di Battiato con “Concerto per sette canzoni”, ma saremo già reduci dalla
visione, allo Spazio Oberdan, nel pomeriggio dello stesso giorno, delle opere cinematografiche
citate, i capolavori “El Topo” e “La montagna sacra” di Jodorowsky e il
film “Musikanten” di Franco Battiato.
Martedì
3 luglio, per il tema “Antartide: Assoluto naturale”, ci troveremo di
fronte a un altro Maestro del cinema,
Werner Herzog
, con un suo brano inedito. Insieme a
Fleur Jaeggy
, scrittrice, che aprirà con il suo prologo, e a
enrico ghezzi
, Werner Herzog farà emergere dalla lettura la sua visione del mondo, consegnata a celebri
film in cui egli ha saputo ridarci la percezione nitida di una “naturalità” perduta,
come nel suo “Woyzeck”, tratto da un dramma dello scrittore tedesco
dell’Ottocento Georg Büchner. Herzog sta a dimostrare proprio il modo in cui la ricerca sulle
immagini e sui colori di esse possa riportarci a un sistema percettivo primordiale e forse
incontaminato: magie del cinema e magie dell’Assoluto, ancora una volta. Nella stessa serata
avrà luogo un concerto di
Philip Glass
, compositore statunitense di “musica classica contemporanea”, padre del
minimalismo musicale, ma in realtà pioniere di una ricerca che va al di là di ogni scuola e che
s’incentra sulle tecniche iterative e l’espressività onale. Una ricerca che lo ha
condotto ad appropriarsi anche di forme musicali extraeuropee, in un cammino che richiama
l’idea di “naturalità” in cui vogliamo riconoscere il Leitmotiv di questa serata,
coordinata da Ranieri Polese. Tra mattina e pomeriggio, presso lo Spazio Oberdan, avremo modo di
vedere alcuni film di Herzog, a partire dalle ore 11.00: “Fata Morgana” (1971),
“Echos aus einem düsteren Reich” (1990), “The Wild Blue Yonder” (2005),
“Antarctica” (2006), in anteprima mondiale, oltre a “Broken Mirage” (2006)
di Maicol Casale.
Mercoledì
4 luglio faremo un’improvvisa ma necessaria incursione nei territori della
scienza contemporanea: “L’Universo a Raggi X” sarà il tema-guida. Con il
coordinamento di
Piergiorgio Odifreddi
e il prologo di
Fiorenzo Galli
, avremo con noi il
Premio Nobel per la fisica 2002 Riccardo Giacconi
, autore di ricerche pionieristiche sull’astrofisica, che hanno portato alla scoperta
delle prime sorgenti cosmiche in raggi X. L’Assoluto, insomma, non è solo un concetto,
un’idea-guida di tipo estetico-morale, ma anche un fatto eminentemente fisico, materico, e il
professor Giacconi, con la sua lettura, ci darà strumenti per capire questo snodo scientifico.
L’Assoluto non è solo dentro di noi, ma è nel tempo e nello spazio: la scienza offre
orizzonti sconfinati che ci danno quasi un senso di angoscia, quella medesima che sta
all’origine del sentimento religioso. È da qui che nasce il rapporto con lo spazio libero che
riporta alla performance di
Filippo Timi
, attore e sceneggiatore, e al “Racconto per immagini” di Seastiano Mauri, autore
di raffinati cortometraggi con i quali ha già vinto il Martin Scorsese Post-Production Award e il
Warner Brothers Award.
Giovedì
5 luglio, con il coordinamento di
Giovanni Caprara
, continuerà il cammino della Milanesiana nelle frontiere della scienza con il
Premio Nobel per la medicina 1998 Günter Blobel
, biologo molecolare e cellulare, premiato per le sue ricerche sulle proteine. Si tratta di
studi che avranno nell’immediato futuro conseguenze importanti per la prevenzione e la cura
delle malattie genetiche, e per le biotecnologie. Blobel sarà affiancato da
Erik M. Galimov
, membro dell’Accademia russa delle scienze, geochimico che ha effettuato spedizioni
oceanografiche e che ha preso in considerazione anche la struttura della Luna. E “La faccia
nascosta della Luna e della Vita” è proprio il tema della serata, che ci permetterà quindi di
indirizzare lo sguardo, focalizzato sull’Assoluto, alle meraviglie planetarie da cui siamo
circondati, pur non rendendocene conto nel nostro vissuto quotidiano. Per stare al passo di tali
meraviglie estetiche e conoscitive non poteva esserci altri che un’artista totale come
Laurie Anderson
, che ci riempirà di stupore con un suo concerto, preceduto da un prologo di
Fernanda Pivano
. Visual artist, compositrice, poetessa, fotografa, regista, ventriloqua, cantante e
strumentista esperta di elettronica, Laurie Anderson ha esordito con un album (il primo di sette)
intitolato “Big Science”. Questa performer incarna in sé la voce di due forme diverse
di sapere, l’arte e la scienza. Una scienza sempre più rivolta alla complessità
dell’universo circostante, ad esempio alla emblematicità della Luna. Un satellite caro
all’immaginario femminile.
Venerdì
6 luglio, con il coordinamento di
Giorgio Amitrano
e di
enrico ghezzi
, avremo la lettura di un inedito sul tema dell’Assoluto di un grande del cinema
italiano,
Luciano Emmer
, narratore di storie e di poesia, e della scrittrice giapponese
Banana Yoshimoto
. Autrice del best seller “Kitchen”, Banana ha scritto quindici romanzi e sette
raccolte di racconti, affermandosi in tutto il mondo come una delle voci più sincere e incisive
della narrativa contemporanea. È il personaggio ideale per fungere da modello di questa serata,
dedicata all’“Assoluto femmineo”. La donna è davvero l’Assoluto incarnato
in sembianza umana, in tutte le sue possibilità e forme. Ne troveremo conferma assistendo al
concerto di
Vladimir Luxuria
, simbolo dell’eterno femminino o, se vogliamo, del mito classico del puro androgino.
Luxuria sarà la voce recitante di due composizioni, la prima di Giorgio Battistelli ispirata a una
famosa opera letteraria dello scrittore francese Pierre Lou˙s, “Aphrodite”, per voce
recitante, flauto, arpa etre percussioni, la seconda di Maurizio Pisati, “Oh Be A Fine Girl,
Kiss Me”, per voce, flauto, pianino e percussioni.
Sabato
7 luglio ci immergeremo ancora nell’Assoluto e nella sua apparente
invisibilità, cominciando nel pomeriggio allo Spazio Oberdan, per il coordinamento di
enrico ghezzi e di Gisberto Morselli
, a contemplare (è la parola giusta) alcuni filmati (“Danser
l’invisible”, “Perspective Study vol. I” e “A Tale of”) di
Saburo Teshigawara
, uno dei più grandi danzatori e coreografi giapponesi contemporanei. Un intellettuale
(insegna workshops e teoria della danza alla St. Paul’s-Rikkyo University) che ha saputo
trasportare l’idea di movimento, insita nella danza e nella coreografia, nel cuore delle arti
visive, creando soluzioni di assoluta originalità e avanguardia. Saburo sarà presente alla
proiezione.
Ma questo sabato è davvero ricco, perché nella serata, per il tema “Mystery
of Pray and Love” e il coordinamento di
Cesare de Michelis
, avremo con noi una delle scrittrici di punta americane,
Elizabeth Gilbert
, viaggiatrice, esploratrice dell’anima dell’uomo occidentale, indagatrice di
altri paesi, di altri modelli comportamentali e di vita, e
Dario Fo
(
Premio Nobel pr la letteratura 1997
) che metterà in scna una rilettura - per parole ed immagini tratte dall'iconografia
cristiana - dei Vangeli dalla parte delle donne, dall Oranti alla Maddalena, all'ascesi di Maria
Vergine. E non è ancora finita: l’aura misteriosa della serata si acuirà con la musica di
Marco Morgan Castoldi
, che terrà un concerto, “Dalla A alla A”, in esclusiva per la Milanesiana. Il
“mistero” è davvero sceso fra noi, illuminato dal cinema, dalla danza e dalla
letteratura.
Domenica
8 luglio la Milanesiana torna alla danza e approda alla Scala con
Saburo Teshigawara
, che abbiamo già imparato a conoscere, e che si esibirà nel suo spettacolo “Black
Water”, preceduto da un prologo di
Colm Tóibín
, uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei. Teshigawara ha fatto della danza
un’opera d’arte totale in cui, per usare le sue stesse parole, “il moto delle
mani, delle spalle, della testa, del busto, crea scie piene di gesti, di dettagli innumerevoli,
come nella realtà”. Mai come in questa rappresentazione potremo constatare in diretta che
quello della danza è un moto multidimensionale: tensione, impulso, respiro profondo, bellezza. In
una parola: arte allo stato puro, Assoluto in movimento.
Lunedì
9 luglio la Milanesiana dà il suo contributo ai “
100 anni di Alberto Moravia
”. Presso la Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera verrà proiettato il
documentario inedito, con la regia di
Dacia Maraini
, “Gli Elmolo”, prodotto dal “Corriere della Sera”, in cui potremo
apprezzare l’interesse dello scrittore Moravia per il viaggio come avventura di
autoformazione, come esplorazione di sé, come desiderio di calarsi nell’“altro”,
in ciò che è diverso, appartenendo ad altre civiltà. Un’occasione per comprendere anche le
ragioni della scrittura moraviana e del suo impegno civile, politico e soprattutto umanitario. Ne
discuteranno, insieme a Dacia Maraini,
Mario Andreose e Alain Elkann
, autore della biografia/autobiografia scritta a quattro mani con lo stesso Moravia e ancor
oggi un testo essenziale per addentrarsi nella fucina e nel laboratorio ideale del grande Alberto.
Ma le sorprese continuano. Ci saranno anche le proiezioni di un film del 1951 dello stesso Moravia,
“La colpa del sole”, e di “Morvia al cinema”, di
enrico ghezzi
(1991), una conversazione con
Bernardo Bertolucci
, il regista di “Ultimo tango a Parigi” e di “L’ultimo
imperatore”. A seguire, un incontro cui prenderanno parte, con il coordinamento di
Ranieri Polese, lo stesso Bernardo Bertolucci, enrico ghezzi, Carmen Llera Moravia, Dacia
Maraini, Sandro Veronesi e Mario Andreose
.
Nella serata di lunedì 9 luglio al Teatro degli Arcimboldi, per il coordinamento
di
Mario Andreose
, direttore letterario della RCS Libri, “L’Assoluto della tradizione” avrà
per mentore
Umberto Eco
, che leggerà un testo inedito, seguito dal concerto dei
Berliner Philharmoniker
, che mancano dall’Italia da 15 anni. I primi violoncellisti dei Berliner eseguiranno
musiche di Astor Piazzolla, di Felix Mendelssohn, di Claude Debussy, di Arvo Pärt e di Giuseppe
Verdi. Un modo per coronare, con un riferimento alla classicità musicale, l’analisi
effettuata, nel corso delle serate, delle mille facce dell’Assoluto, fra letteratura, musica,
danza, scienza e arte.
E martedì
10 luglio si concluderà la Milanesiana con una serata che vuole essere un vero
dono al pubblico della manifestazione: quest’anno non ci siamo davvero risparmiati. Nella
cornice del tema “Berlin”, si terrà al Teatro degli Arcimboldi un concerto di Lou Reed,
con le scenografie di
Julian Schnabel
. L’album “Berlin” di
Lou Reed
, pubblicato nel 1973, è una tappa ulteriore nel cammino di questo autentico guru della
musica rock contemporanea. Un album poco commerciale, che parla di personaggi marginali, alla
deriva, tormentati dall’amore e dalla dipendenza, che danno forma al proprio sfacelo
interiore nei sobborghi di una città divisa. Lo scenario è appunto Berlino, metafora delle anime
“scisse”, della crisi di valori che abbiamo tutti sotto gli occhi e che Lou Reed
interpreta e rappresenta attraverso la sua musica.
Con questo concerto la Milanesiana giunge al termine, per quest’anno. Un nuovo viaggio
intellettuale ed emotivo si è così compiuto. Tutte le voci della cultura, ognuna ascoltata secondo
la propria identità, convergono nell’apice di questa serata a significare il valore di una
ricerca ininterrotta, in cui tradizione e innovazione si fondono in unità. E se questa verrà
ricordata come la Milanesiana dei Premi Nobel e dei Premi Pulitzer, bisogna anche dire che essa è
prima di tutto la Milanesiana di un sapere che non arretra di fronte al nuovo, ma lo rende
condivisibile per la crescita di tutti.
Elisabetta Sgarbi
Direttore artistico della Milanesiana
Direttore editoriale Bompiani

