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Metropoli
Architetture del '900: Municipio di Garbagnate Milanese
Negli anni del cosiddetto boom economico, la cintura milanese viveva uno sconvolgimento epocale. I comuni prossimi al capoluogo erano ancora prevalentemente villaggi rurali composti dalle tipiche corti lombarde e ingentiliti da qualche vecchia villa patrizia e un paio di chiese severamente controriformistiche.
Arrivò l’industria, nuovi insediamenti abitativi e con essi nuovi impegni per i comuni nel dotare la cittadinanza di servizi: non c’era tempo per coniugare estetica e edilizia pubblica. Ma a Garbagnate Milanese ecco la scelta coraggiosa. Era il 1960 e per il palazzo municipale da costruire la scelta cadde sul disegno di Enrico Marini, un architetto che avrebbe poi raggiunto la fama nel progettare l’Alfa di Arese. Senza rinunciare alla funzionalità degli spazi e all’accoglienza - il municipio è la casa dei cittadini, non del “potere” locale - Marini realizzò un elegante edificio impostato su un sapiente gioco di pieni e vuoti.
L’ingresso principale a sesto acuto richiama il palazzo gotico, ma tutto il resto è un esplicito rammento alla vera ricchezza dei cittadini: il lavoro. Sull’arco infatti spicca l’antico etimo celtico, garben, il fascio di spighe che rimanda al più sacro frutto dei campi; sopra le tre sculture di Ernesto Ornati che sanciscono questo edificio quale autentica opera d’arte del Novecento. Lo scultore, tra i massimi italiani che hanno avuto largo successo negli Stati Uniti, realizzò in pietra gialla di Vicenza tre imponenti figure che raccordano l’antica storia rurale del paese allo sviluppo industriale all’apice in quegli anni. Un inno al lavoro degli uomini, dei contadini locali come degli operai immigrati dal Sud, affratellati nell’essere cittadini di Garbagnate.