Presentazione
Dal 14 febbraio al 27 maggio 2007

Informazioni
Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
Date:
Dal 14 febbraio al 27 maggio 2007
Orario:
tutti i giorni 10-19.30
mart e giov fino alle 22
chiuso il lunedì
Ingresso:
biglietto: intero €6,20
ridotto €4,10
gruppi scolastici €2,70
Libero il primo martedì di ogni mese
Per informazioni:
Provincia di Milano
tel.02.7740.6300
02.7740.6302
Navigazione
Presentazione
Presso lo Spazio Oberdan di Milano si terrà dal 14 febbraio al 27 maggio 2007 la mostra
“Franco Vaccari, Col Tempo: esposizioni in tempo reale, fotografie, film, video,
video-installazioni, 1965-2007”, a cura di Vittorio Fagone e Nicoletta Leonardi. La mostra,
promossa dalla Provincia di Milano in collaborazione con l’Associazione a.titolo, ? una
retrospettiva di Franco Vaccari che comprende: una selezione delle esposizioni in tempo reale,
circa 90 opere fotografiche su vari supporti, 2 video-installazioni, una selezione di 9 video e
film realizzati a partire dal 1966, 21 libri d’artista realizzati tra il 1965 e il 2003.
A partire dalla metà
degli Anni Sessanta, Franco Vaccari ha incentrato la sua ricerca su tre tematiche fondamentali: la
dissoluzione dell'oggetto estetico modernista; l'utilizzo degli strumenti mass mediatici quali la
fotografia, il film, il video; l'accento sulle specifiche condizioni contestuali -ovvero spaziali,
temporali e corporee- dell'esperienza, con particolare riferimento allo spazio pubblico e alla
città. La ricerca di Vaccari risulta tangente a diverse aree, ma quella che ne esprime meglio il
senso potrebbe essere definita realismo concettuale. Il tema della traccia e il fotografico sono
due costanti che attraversano tutto il suo lavoro.
Sin dall’inizio Vaccari non usa la fotografia per produrre immagini mimetiche,
analogiche, ma come impronta di una presenza, come segnale, come sintomo, come traccia fisica di un
esserci.Le numerose esposizioni in tempo reale, che Franco Vaccari ha ideato e realizzato dal 1969
ad oggi, sono un episodio di grande importanza del concettualismo. Ingrediente fondamentale delle
esposizioni in tempo reale è il coinvolgimento diretto dell’osservatore nella
realizzazione di interventi spesso effimeri e provvisori, in cui l'artista da produttore unico ed
originale si trasforma in colui che innesca un evento senza necessariamente controllarne gli
esiti. L'opera si sviluppa in relazione al modo in cui il pubblico la recepisce e reagisce ad
essa, contribuendo a determinarne il significato. Opere aperte e corali realizzate sia dentro i
confini istituzionali dell’arte che direttamente nel tessuto urbano, le esposizioni in tempo
reale invitano chi è coinvolto nell'operazione a interrogarsi sulla propria identit? sociale e
sulle dimensioni pubbliche e private dell’esperienza.
Esempi fra i più
emblematici della strategia estetica adottata da Vaccari sono l’esposizione in tempo reale n.
4, intitolata “Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio”
(1972), e la sua quasi autonoma proliferazione “Photomatic d’Italia”
(1972-1974), entrambe presenti in mostra. Invitato ad esporre alla
Biennale di Venezia del 1972, Vaccari colloca una cabina per
fototessere nella sala che gli viene assegnata all'interno del Padiglione Italia. Su una delle
pareti dello spazio espositivo, l’artista inserisce una grande scritta in quattro lingue che
recita "Lascia sulle pareti una traccia fotografica del tuo passaggio”. La cabina Photomatic,
un oggetto di strada e di uso quotidiano destinato alla produzione di immagini multiple, standard e
di poco costo, viene spostata all'interno di un prestigioso ed auratico spazio espositivo.
Con questa operazione, finalizzata alla critica al sistema dell'arte e ai canoni estetici ad
esso legati, il mezzo di produzione meccanica - e dunque tutt'altro che autoriale - di ritratti
formato francobollo, diviene fonte di una serie eterogenea di immagini che si accumulano sulle
pareti espositive tradizionalmente destinate ad accogliere opere uniche di grandi autori.
L’artista rovescia la modalit? di produzione e la finalità d’uso della fototessera, che
da immagine destinata ai documenti di identità e dunque soggetta alle logiche
dell’individuazione e alla sorveglianza, viene trasformata in strumento ludico e liberatorio
di riappropriazione degli spazi del quotidiano e di rottura dei confini autoreferenziali
dell’arte.
Dopo l'esposizione in
tempo reale della Biennale, Vaccari sposta l'operazione dallo spazio circoscritto della galleria
d'arte a quello diffuso della strada. In “Photomatic d’Italia” l’artista
utilizza per un intero anno circa un migliaio di cabine Photomatic sparse per l’Italia,
accessibili 24 ore su 24. All'interno di ciascuna di esse, colloca un poster che pubblicizza la
ricerca di volti per la realizzazione di un film, invitando gli utenti a ritrarsi e a
lasciare una strip di foto tessere in una scatola metallica appositamente collocata nelle cabine.
Vaccari propone nuovamente un momento di autocoscienza offrendo a coloro che accettano il gioco uno
spazio privato, da gestire in modo autonomo, immerso nello spazio pubblico. La mostra è
accompagnata dal volume monografico Franco Vaccari, Esposizioni in tempo reale/Exhibitions in real
time, testi in italiano e inglese di Renato Barilli, Valerio Dehà Vittorio Fagone, Nicoletta
Leonardi. Damiani Editore (Bologna 2007). 250 pagine, 160 illustrazioni a colori.
Franco Vaccari è nato nel 1936 a Modena, dove vive e lavora. Il suo
lavoro è stato esposto alla Biennale di Venezia (1972, 1980, 1993 e 1995) e in numerose mostre
personali e collettive tenutesi, fra l’altro, presso il Saint Peter’s College di Oxford
(1967), la Neue Galerie di Graz (1973), il Kunstmuseum di Hannover (1980), il Centre Pompidou di
Parigi (1981), il Museum Moderner Kunst di Vienna (1984), la XI Quadriennale di Roma (1986), il
Palazzo delle Esposizioni di Mosca (1988), il Museum of Art di Taiwan (1990), il P.S.1. di New York
(1999), il Centro per l’Arte Contemporanea di Varsavia (2001), l’Istituto Italiano di
Cultura di Praga (2004). Vaccari ha sempre accompagnato l’attivit? artistica alla riflessione
teorica pubblicando, fra l’altro, Duchamp e l’occultamento del lavoro (1978) e
Fotografia e inconscio tecnologico (1979).
