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"Memorie di spazi", testo in catalogo di Mimmo di Marzio, curatore della mostra

 

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"Memorie di spazi", testo in catalogo di Mimmo di Marzio, curatore della mostra

Debora Hirsch, UphillNella sala vuota del padiglione russo allestito presso la 54° Biennale di Venezia, il visitatore è accolto da uno striscione su cui campeggia la seguente frase: “Mi domando come mai io abbia mentito a me stesso sul fatto che non fossi mai stato qui e che non conoscessi questo luogo: essere qui è come essere in qualsiasi altro luogo, soltanto le sensazioni sono più forti e l’incomprensione più profonda“.
Il testo, che fa da introduzione all’installazione fotografica “Empty Zones” (una serie di luoghi apparentemente destinati a una funzione ma contraddistinti da un “non sense” che genera straniamento) ben testimonia ciò che per gli artisti contemporanei rappresentano gli “stati d’animo del paesaggio“. Di paesaggio, infatti, l’arte continua incessantemente ad occuparsi, lontano anni luce dai canoni ideali della tradizione che alla fine del Settecento lo fecero definire dalla Grande Enciclopedia uno dei generi «des plus riches, des plus agréables et des plus féconds de la peinture». Mutati i codici e i modelli di rappresentazione, l’artista contemporaneo ha mantenuto vivo e ineluttabile l’interesse verso il territorio più o meno antropizzato, dimostrando come sia ancora cruciale per il nostro paradigma culturale il rapporto tra il corpo (biologico e sociale, individuale e collettivo) e lo spazio da esso abitato e con cui si trova in costante relazione. Questa relazione è biunivoca e mostra quanto l’interazione uomo-ambiente percorra innumerevoli interscambi, segnando contemporaneamente due superfici d’inscrizione, il territorio e il corpo umano, facendo del paesaggio un sistema di segni rappresentato a sua volta da altri sistemi di segni di natura visiva. Abbandonati i concetti di paesaggio ideale (antico o eroico) e pastorale (campestre o pittorico), superate le convenzioni di “genere” tra naturalismo, realismo o simbolismo, oggi l’artista si pone al centro di un dibattito sul paesaggio inteso come patrimonio evocatore di metafore e riflessioni libere sul concetto di “stare” ovvero di “abitare” o “re-stare”, sui segni del luogo e del tempo, sul rapporto dialettico tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori. 

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