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Las Amricas Latinas


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Intervento di Adriano Primo Baldi, Presidente ADAC

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Intervento di Adriano Primo Baldi, Presidente ADAC

un' opera in mostra di De AndradeL’Associazione Diffusione Arte Cultura (ADAC) collabora per la terza volta dal 2001 alla realizzazione di una grande mostra allo Spazio Oberdan della Provincia di Milano. Raggiungere una meta ambiziosa è difficile in tutti i campi. Ritornare, dopo averla raggiunta, è motivo di soddisfazione.

Ho avuto il privilegio di partecipare al primo incontro tra Philippe Daverio e il direttore Angelo Cappellini, quando entrambi s’interrogavano sull’eventualità di produrre un evento che non fosse soltanto una mostra d’arte, sia pure di prestigio. Volevano rappresentare, con una manifestazione di alto profilo, un momento della nostra vita sociale e della situazione artistica e culturale che, anche nel nostro paese, si va sempre più modificando in virtù di un dialogo aperto alle esperienze di tutti i popoli. Milano, come le altre città italiane, è oggi popolata di gente che proviene dai paesi latinoamericani. Indagare nella loro storia, comprenderne i riti, la cultura e l’arte, vuol dire essere un paese aperto, consapevole delle trasformazioni del mondo e delle necessità che a esse si accompagnano. Non possiamo interessarci soltanto delle questioni economiche o finanziarie che sovrintendono alle nostre relazioni. Anzi. Gli elementi d’identificazione collettiva dell’America Latina presentano aspetti economici, culturali e politici di particolare diversità.

L’Europa, nella seconda metà del XIX secolo, ha investito in quei paesi notevoli capitali in terre e miniere. In quel periodo le loro esportazioni verso i nostri paesi si incrementarono notevolmente: lana, cuoio, gomma, carne dall’Argentina, caffè dal Brasile, salnitro dal Perù, e molti altri prodotti ancora. La manodopera in America Latina era fatta di immigrati europei provenienti prevalentemente dal Mediterraneo.
L’immigrazione si concentrò in Brasile, Argentina e Uruguay. Dalla seconda metà del XIX secolo ai primi del XX vi arrivarono circa dieci milioni di persone, fra cui molti italiani, in gran parte veneti. È anche per questo che nella cultura latinoamericana vi sono segni caratterizzanti di una tradizione europea che si è trasmessa attraverso le migrazioni dando significato e arricchimento alle reciproche culture.

I paesi latinoamericani hanno alle spalle una tormentata storia di allineamento agli Stati Uniti. La loro subalternità al sistema finanziario mondiale ha creato, negli ultimi decenni del secolo scorso, una società di profonde disuguaglianze, con conseguenti tensioni politiche e sociali. Dalla fine degli anni Ottanta l’emancipazione e la trasformazione democratica di quelle società impongono anche a noi una maggiore conoscenza e un maggiore sforzo negli scambi culturali in quanto condizione di integrazione a tutti i livelli di migrazione e di cultura.

Una mostra dedicata alle culture dei paesi latinoamericani è importante quanto lo sarebbe un rilevante aiuto economico. Essa incide sulle coscienze nostre e su quelle dei paesi rappresentati.
È ben vero che vi sono nazioni povere che avrebbero bisogno di aiuti in quanto hanno carenze di carattere sociale, come il Perù. Ma io credo, come ha scritto recentemente Mario Vargas Llosa, già candidato alla Presidenza del Perù e sopravvissuto a ben due attentati, che “i musei sono necessari ai paesi quanto le scuole e gli ospedali. E anch’essi curano, non i corpi, ma le menti dalle nebbie dell’ignoranza, del pregiudizio, della superstizione e da tutte le malattie che impediscono agli esseri umani di comunicare tra loro e li esasperano e li spingono a uccidersi. Affinano la sensibilità, stimolano l’immaginazione, educano i sentimenti e risvegliano nelle persone uno spirito critico e autocritico. Progresso non vuol dire solo molte scuole, molti ospedali e molte strade. Nei paesi in cui ci sono molti musei la classe politica è, di solito, più presentabile che nei nostri e, lì, non è così frequente che i governanti dicano o facciano idiozie”.

Questa mostra è il compimento di un dovere culturale. Un omaggio alla forte presenza in Italia di latinoamericani e alla loro cultura.
Sono grato alla Provincia di Milano, all’Assessorato e ai dirigenti dello Spazio Oberdan per le importanti opportunità di collaborazione offerte alla mia associazione. Esprimo riconoscenza e gratitudine, per tutto, alle donne e agli uomini che ho frequentato in questi anni di impegno sereno e partecipato, perché lo suggeriva il nostro affetto. E ancora li ringrazio per aver dato ai nostri rapporti un contenuto di solidarietà umana e di amicizia che giova al nostro lavoro non meno che alle nostre istituzioni.