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dall'Argentina


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Artisti in mostra
 

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Fotografia dell'evento



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Luis Fernando Benedit
Nato nel 1937 a Buenos Aires, in Argentina, è pittore autodidatta. Nei primi lavori, che risalgono agli anni Sessanta, è già possibile distinguere le caratteristiche tipiche della sua pittura: il carattere narrativo delle immagini, la nostalgia della natura e il riscatto della storia naturale. La sua prima mostra personale è nel 1961 a Buenos Aires. Dopo la laurea in architettura nel 1963, si trasferisce in Spagna per specializzarsi in architettura popolare e vi rimane per due anni, poi nel 1967 frequenta un corso di architettura paesaggistica a Roma. Negli anni Settanta, accostatosi all’arte concettuale, crea luoghi artificiali al cui interno inserisce piante e animali vivi e compie esperimenti fisici e chimici alla cui base vi è sempre l’idea del “processo”. Nel 1970 rappresenta l’Argentina alla Biennale di Venezia con un’opera che contiene cinquemila api vive. Al termine degli anni Settanta sviluppa la tematica della natura, riflettendo sui danni prodotti dallo sviluppo tecnologico e sui cambiamenti che ne conseguono. Negli anni Ottanta ritorna alla pittura, abbandona il tema della natura e inizia una profonda riflessione sull’identità, le problematicità regionali e la memoria storica. Del 1980-81 è la serie La guerra. A metà degli anni Ottanta crea opere in cui sono presenti simboli della tradizione creola: duelli, accette, coltelli, usi e i costumi del gaucho e della vita contadina. Numerose le esposizioni in patria e all’estero, tra cui la Biennale di San Paolo del Brasile nel 1987 e 1991 e di nuovo la Biennale di Venezia nel 1999.
 


 
Marcelo Bordese
Nato nel 1962 a Córdoba, in Argentina, vive e lavora a Buenos Aires. Bordese è esponente di una nuova generazione di artisti visionari latinoamericani che stanno rivoluzionando il linguaggio tropologico dell’arte religiosa. Le sue opere travolgenti stupiscono per la padronanza della tecnica e allo stesso tempo provocano smarrimento per i soggetti e le tematiche affrontate. Figure mostruose colte in deliziosi balletti di cannibalismo e penetrazioni sessuali, crocifissioni e immagini di delirio collocano la pittura di Bordese nella tradizione del sublime. La crudezza delle sue opere, l’intensità con cui le sue immagini irrompono nell’inconscio richiamano l’esperienza dei surrealisti e la psicoanalisi di Jung e Freud, e ancora Dante e Sade, Baudelaire e Poe, Bosch, Grunewald e Goya.