"Reale, 'maravilloso'". Testo in catalogo di Elena Agudio
La ricerca dell’Eldorado è una chimera europea. Questa la premessa per affermare che parlare di arte latinoamericana è già in partenza una mistificazione. Tentare poi di riassumere nella scelta di una trentina di artisti il caleidoscopico universo artistico della penisola centro e sudamericana appare addirittura una semplificazione. Perché, prima ancora che l’arte latinoamericana, è l’America Latina stessa a non essere sicura di esistere, a quanto ci dicono gli interessati, dallo scrittore peruviano Luis Alberto Sánchez al filosofo messicano Leopoldo Zea, fino a quegli artisti di oggi che programmaticamente rifiutano di essere inseriti in progetti latinoamericani.
Forse quello dell’America Latina è solo un affascinante concetto della mente che ad alcuni di noi europei evoca labirinti borgesiani, paesi dal tempo sospeso, barocchismi e arrovellamenti dal sapore esotico? O, per altri dall’animo meno letterario, solo un succedersi di conquiste, governi militari e violenze? La risposta non è chiara ma la fenomenologia molteplice e la complessità del caso difficilmente sembrano poter essere riassunte in un progetto unitario.
Argentina, Belize, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Puerto Rico, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela. L’ordine alfabetico può aiutare a capire la distanza effettiva tra un paese e l’altro: difficilmente un cileno, dal carattere alemannico e introspettivo, si sentirà fratello di un brasiliano carioca, esuberante ed estroverso, come poco volentieri un argentino vorrà essere scambiato per un haitiano, o un uruguayano con un messicano, e forse mai un cubano potrebbe sentirsi compatriota di un peruviano. Certo tutti latini sono, ma procedendo secondo un parametro meramente linguistico arriveremmo a includere anche il Québec nella categoria “a priori” dell’America Latina. La soluzione sembra improbabile. Non un a sé geografico (perché non possiamo parlare di America del Sud, visto che tutta l’America centrale e le isole del Caribe sono latine), né un a sé linguistico (non si parla affatto solo spagnolo), e neppure un a sé d’identità, molto spesso il concetto di America Latina è stato giudicato dai latinoamericani stessi come un pregiudizio colonialista e strategico.
Neri africani, popolazioni maya del Guatemala, ecuadoriani di lingua quechua, paraguayani guarany, agricoltori gallesi della Patagonia, tedeschi del Santa Catarina brasiliano e del Sud del Cile, italiani d’Argentina: questi pochi esempi possono chiarificare la complessità delle formazioni sociali molteplici, troppo spesso riassunte e banalizzate come cultura latina dai colonizzatori spagnoli e portoghesi. È forse il caso, allora, di parlare di “Americhe Latine”.
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