"Questions, Questions". Un progetto pubblico di Alfredo Jaar
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Cos'è la cultura?
Cultura dove sei?
La cultura è critica sociale?
La cultura è necessaria?
La cultura è politica?
La religione è cultura?
La cultura dell'emergenza...
Abbiamo dimenticato la cultura?
Alla ricerca della cultura a Milano...
Alla ricerca di Gramsci a Milano...
Alla ricerca di Pasolini a Milano...
Quali sono le responsabilità della cultura?
L'intellettuale è inutile?
La politica ha bisogno della cultura?
La cultura fa volare l'Italia? |
Quindici domande dirette, radicali, inequivocabili sono alla base del progetto pubblico Questions Questions, ideato da Alfredo Jaar per innescare una riflessione sul possibile ruolo della cultura: espressione del tempo in cui viviamo e ambito di elaborazione di risposte ad urgenze e diversità del presente.
Alfredo Jaar ne parla mercoledì 21 gennaio 2009 al Teatro Litta di Milano (corso Magenta 24, ore 10-18) durante "Abbiamo dimenticato la cultura?" Alla ricerca della cultura in Italia, convegno internazionale cui partecipano anche Marco Aime, Laura Boella, Franco Cassano, Carolyn Christov–Bakargiev, Marco Revelli, Irit Rogoff, Marcello Veneziani. Conduce l’incontro Mario Fortunato. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Una serie di domande su “che cos’è la cultura” viene insinuata in città attraverso un’articolata campagna di comunicazione con i modi e i supporti della pubblicità: affissione pubblica – con spazi forniti da IGP Decaux e da MBA Group, oltre agli appositi spazi comunali –, video-proiezioni sui megaschermi della città, box illuminati nelle stazioni del metrò e autobus decorati. Inoltre, poster relativi alle 15 domande sono a disposizione presso l'info-point di Spazio Oberdan, mentre 150.000 cartoline Promocard (10.000 cartoline per ogni domanda) sono in distribuzione al pubblico in diversi luoghi cittadini.
Le risposte possono essere consegnate allo Spazio Oberdan o inviate direttamente al sito www.alfredojaar.net/questions.questions.
Fanno parte di Questions Questions anche gli incontri pubblici che si terranno presso la sala cinema di Spazio Oberdan: martedì 4 novembre con Paolo Fabbri, Professore di Semiotica dell'Arte, e martedì 9 dicembre Emanuela De Cecco, critico d'arte e docente di Storia dell'arte contemporanea e Semiotica dell'immagine presso la Libera Università di Bolzano.
Conclude il progetto un convegno internazionale, il 21 gennaio al Teatro Litta di Milano: una sorta di spazio collettivo di confronto a più voci sul senso del fare cultura.
Per Alfredo Jaar l’arte non riguarda tanto ciò che si fa, ma ciò che si è. È un ambito di riflessione, un modo per sentirsi parte di un’epoca e di una collettività, per partecipare a fenomeni che investono tutti noi.
L’attenzione al contesto in cui di volta in volta si trova a operare, unita a una sensibilità critica e all’idea che la realtà possa essere non solo raccontata, ma costruita, l’ha portato in diverse situazioni a ideare progetti specifici attraverso i quali confrontarsi direttamente con la collettività del luogo.
L’Italia, così orgogliosa del proprio passato culturale, gli ha ispirato Questions Questions, che verte sulla doppia valenza della cultura come esito, ma anche come motore di sviluppo sociale, e sulla possibilità, da parte della cultura, di interagire con il contesto sociale e politico come vero e proprio agente di trasformazione del mondo in cui viviamo. Il progetto verte anche sulla mancanza di consapevolezza rispetto a cosa la cultura realmente sia, sulla sua spettacolarizzazione, sulle sue connivenze, sulla troppo frequente confusione tra cultura e intrattenimento “culturale”.
Jaar è convinto che proprio in un momento di precarietà, con un mondo angustiato da insicurezze e da tensioni, una rinnovata spinta culturale possa contribuire a individuare nuovo senso e nuovi valori, mentre dove manchi una visione d’insieme la percezione della realtà e degli altri resterà necessariamente frammentaria, parziale, superficiale, e rischierà di lasciare spazio a zone d’ombra e d’irresponsabilità. La cultura, con la sua attenzione al presente e con la sua energia costruttiva, può costituire un tessuto connettivo, può rappresentare questa visione d’insieme.