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Astrattismi Paralleli


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Intervento di Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano

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Intervento di Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano

Aprire lo Spazio Obedan ad artisti nuovi e capaci di interpretare il gusto contemporaneo è uno degli obiettivi che l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano si è posto. Sin dall’inizio del 2011, con le installazioni nel foyer firmate da Diego Bianchi e la mostra fotografica di Fernando Zaccaria, si è voluto creare un percorso che portasse all’attenzione del pubblico le nuove forme del linguaggio dell’arte.

Arriva ora, a completare e ad arricchire ulteriormente questo programma, la mostra Astrattismi Paralleli, in cui sono esposte fotografie di Carlo D’Orta e Danilo Susi. Con questa mostra Spazio Oberdan rinnova la sua vocazione di luogo aperto al contemporaneo, facendosi specchio della realtà artistica del nostro tempo. Il sottile gioco tra astratto e reale, che percorre tutta l'idea espositiva, ci porta a riflettere sul concetto di verità. Una verità intuita e percepita al di là dell'apparenza e per questo più vicina all'essenza stessa delle cose.

L’arte astratta si afferma in Occidente nei primi anni del ‘900 grazie al contributo di Vasilij Kandinskij, che nel 1910 realizza il “primo acquerello astratto”. Si apre così per l’astrattismo una stagione ricca e favorevole che, attraversando tutto il secolo, arriva fino ad oggi. Il grande Maestro russo fu il primo ad affermare, in uno dei suoi scritti più famosi, che “l'occhio aperto e l'orecchio vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze” (Lo Spirituale nell’arte, 1912); ed è proprio questa l’operazione compiuta da Carlo D’Orta e Danilo Susi: grazie alla fotografia immortalano elementi della vita quotidiana (la città metropolitana D’Orta, l’acqua Susi) e li trasformano in vibrazioni e riflessi, calando così la fotografia nell’astrattismo.

Solo partendo da questo presupposto si può comprendere tutta la forza e la profondità delle opere in mostra. Il metodo stesso dell’arte astratta, infatti, ci spinge a guardare oltre; oltre l’apparenza, oltre la superficialità, oltre i preconcetti.

Ed è proprio questo esercizio che, oggi come non mai, deve accompagnare il fare, non solo di chi ha il compito di amministrare la res publica, ma di tutti i cittadini.
L’augurio, dunque, che anche in questa occasione mi sento di formulare, è che la cultura sia sempre più uno strumento capace di trasmettere quei valori di Bellezza e Verità che da sempre sono l’anelito verso cui l’uomo tende.