I conti Taverna (dal XVI al XVIII sec.)
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01 - I conti
Taverna (dal XVI al XVIII sec.)
Durante la proprietà Taverna, la costruzione assunse l'aspetto di un vero "palazzo", seppure con
la funzione di villa, cioè di residenza adibita agli svaghi. Intorno al cortile quadrato, con un
pozzo nel mezzo, venne costruito il loggiato; l'ala signorile, su due piani, guardava verso il
giardino; sul fianco ovest sorgevano le scuderie mentre l'ala est era destinata alla servitù.
Il carattere appartato, periferico del complesso giustifica il tenebroso episodio che si
consumò nel palazzo all' inizio del Seicento.Gian Paolo Osio, braccato dalla giustizia e accusato
fra l'altro della sua relazione con Virginia de Leyva (la Monaca di Monza), chiese rifugio al
Taverna col quale era in amicizia. Sperava che il potente senatore intercedesse per lui o lo
nascondesse in attesa di tempi migliori. Prevalse la "ragion di Stato": il padrone di casa fece
accompagnare lo sgradito ospite nella cantina dove, ricevuta una frettolosa assoluzione, l'Osio fu
tramortito a bastonate e murato in una nicchia. Secondo la leggenda il fantasma dello sciagurato si
aggira ancora per i sotterranei di palazzo Isimbardi.
Nel corso del XVII secolo, la villa di Monforte dei Taverna mantenne le proprie
caratteristiche di luogo di delizie: il giardino all'italiana, probabilmente abbellito da fontane,
statue e labirinti di mirto, si estendeva fino agli orti dei Cappuccini di Porta Orientale.
All'inizio del Settecento, negli anni in cui dal dominio spagnolo Milano passava a quello
austriaco, anche la proprietà del palazzo subisce rapidi cambiamenti.
Possiamo supporre che fra il 1718, anno della morte dell'ultimo Taverna, e il 1731, anno in
cui fu acquistato dai conti Lambertenghi, il complesso si presentasse invecchiato, trascurato e
poco rispondente - nelle sue linee massicce - al nascente gusto del secolo: il barocchetto
lombardo. Cospicui furono i rimaneggiamenti operati in pieno Settecento dai Lambertenghi,
soprattutto nella volumetria del palazzo e riguardo alla facciata sul borgo Monforte che, con
l'aggiunta di due ali laterali a un solo piano, assume una linea di sviluppo orizzontale, secondo
il gusto dell'epoca.
I bastioni andavano in quegli anni perdendo la loro funzione difensiva per trasformarsi in
giardino sopraelevato, adatto al corso delle carrozze. La strada sulla quale dava il palazzo
richiedeva, pertanto, un "ornato" di prestigio al quale i Lambertenghi provvidero aprendo un
balconcino, incorniciando le finestre e disegnando tre eleganti portali, di cui si conserva quello
principale d'accesso alla corte loggiata.
