Incertezza e precarietà sembrano essere da tempo i concetti che meglio esprimono il mondo del lavoro e dei servizi negli ultimi anni. Si tratta di una situazione che tocca trasversalmente tutte le dimensioni: la scarsa disponibilità delle risorse, la possibilità di impegno ed occupazione, gli obiettivi, la programmazione, ecc. A fronte di tutto ciò i responsabili hanno sostanzialmente due alternative: o trovano delle modalità per gestire queste difficoltà approntando soluzioni cha aiutino ad attraversarle e generando nuove soluzioni o, diversamente, sono condannati all’inazione se non alla routine, che porta verso il burning-out e la sterilità. L’opzione che proponiamo si rappresenta come un’opzione generativa nella contingenza, cioè utile a produrre nuove idee, soluzioni, creazioni che abbracciano i limiti dell’esistente ma offrono una prospettiva per il domani.
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Scadenza iscrizione:
10/02/2012
La comunicazione è oggi un valore strategico per ogni soggetto professionale, azienda o istituzione. È il settore dal quale tutti noi ci aspettiamo di più: i prodotti e i servizi, infatti, sono sempre più simili; è una buona comunicazione che li rende differenti agli occhi del pubblico. Si tratta, allora, di comunicare di più? Si tratta soprattutto di comunicare meglio. E non intendiamo qui il marketing o la pubblicità, che sono strumenti “a una via”; intendiamo il dialogo tra le persone. Quando parliamo con gli altri, infatti, la comunicazione è immediata, bidirezionale, permette un contatto diretto tra emittente e ricevente, facilita il feed-back, può raggiungere contemporaneamente più persone, consente tempestive spiegazioni e rettifiche. D’altra parte, se mal gestita, può portare anche malintesi, fraintendimenti, controversie; tutto, magari, solo per una parola fuori posto, un silenzio, una titubanza, un gesto, uno sguardo maldestro, un’espressione equivoca nei confronti del pubblico. E si noti: una sala riunioni con 10 persone, o un convegno con 100 o 1.000 persone, o un singolo interlocutore di fronte a noi, sono allo stesso modo un “pubblico”. Gestire e superare l’ansia del confronto con la platea, saper presentare le proprie idee, con o senza supporti audiovisivi, creare sintonia con gli interlocutori, coinvolgerli nelle proprie argomentazioni, non sono abilità innate: si possono imparare, allenare, migliorare con l’esercizio. Ecco perché questo corso, dal titolo “Parlare in pubblico”.
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Scadenza iscrizione:
20/01/2012
L’attività formativa dei soggetti che direttamente erogano servizi o ne coordinano l’organizzazione in vari ambiti territoriali risulta essere decisiva per un accrescimento delle competenze e della preparazione di chi opera nel settore delle disabilità. Provincia di Milano ha avviato un percorso di ricerca-azione all’interno del quale sono state individuate, anche a fronte dei risultati di ricerche svolte negli ambiti dei Piani di Zona, aree di interventi migliorativo nel settore della comunicazione e in particolare nelle relazione che è necessario creare in maniera sempre più stretta con il territorio e con i diversi attori che concorrono, sotto il coordinamento dell’Ente centrale, a svolgere attività e a erogare prestazioni essenziali alle persone disabili e, in supporto, alle loro famiglie. Ampliare e approfondire le possibilità di scambio di confronto, mettere in funzione sinergie fra i vari ambiti, attivare processi di lavoro in rete fra le diverse funzioni, anche mediante una crescita della qualità dei processi comunicativi, può garantire risultati decisamente più interessanti e soprattutto generare circoli virtuosi di crescita collettiva. Le diverse esperienze svolte a livello locale possono essere portate all’attenzione di più soggetti e anche all’interno di uno specifico territorio è necessaria una spinta e un impulso ai processi comunicativi in grado di sviluppare buone prassi, condividere indicazioni metodologiche e applicare soluzioni innovative. .
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Scadenza iscrizione:
25/01/2012
Due sono gli intenti principali di queste giornate di studio: la prima è quella di trovare delle modalità, individuali e collettive, finalizzate ad una migliore gestione dei vari elementi che percorrono la vita delle organizzazioni e dei soggetti che ne sono parte; la seconda è quella di aprire un confronto atto a valorizzare le riflessioni e le ipotesi di azione. È evidente che i servizi, pubblici e privati, stiano operando in situazioni di crescenti incertezze, sociali ed economiche il che suscita negli operatori e negli utenti sentimenti di ansia rispetto ad un futuro nebuloso e incerto. Se per gli operatori la fatica fisica è generalmente accettata come correlato inevitabile delle energie impiegate in qualsiasi ambito lavorativo, la loro sofferenza appare per lo più collegata al timore di perdere la propria identità, al timore di prendersi carichi emotivi difficili da gestire e sproporzionati rispetto alle risorse messe a disposizione per sopperire al bisogno. Il lavoro, specialmente per chi è impegnato nelle relazioni d’aiuto, non è vissuto solo come fonte di reddito ma anche e soprattutto come fonte di riconoscimento. È infatti la sua valenza simbolica che ci conduce a riconoscere sia l’intrinseco bisogno che tutti condividiamo di rispecchiarci nell’altro, sia l’aumento delle fatiche e delle sofferenze emotive implicate nella relazione. I mutamenti sociali odierni impongono cambiamenti talvolta difficili da metabolizzare, riduzioni di risorse che portano a ritmi sempre più pressanti e modalità di gestione che causano sofferenza nella persone, nelle equipe e, consequenzialmente, nei fruitori dei servizi. La nostra società sta vivendo una trasformazione senza precedenti, cambiano i valori, i fini e le percezioni.. Occorre ristabilire una diffusa coscienza etica nei comportamenti individuali e collettivi, rilanciando il valore della responsabilità individuale. È necessario passare da condotte ispirate a un individualismo esasperato a comportamenti improntati verso obiettivi e impegni comuni. La crisi in atto ha ben mostrato che una società guidata dal perseguimento del solo benessere individuale paga il prezzo della perdita di certezze pratiche ed affettive, poiché attiva la tendenza a creare rapporti umani frammentari e discontinui, impedendo la costruzione di legami e doveri reciproci e permanenti. La nuova meta è una consapevolezza in grado di trasformare l’esperienza. Nel lavoro, come nella vita personale, la consapevolezza costituisce il primo passo verso il cambiamento e la prima forma di consapevolezza necessaria alla ricostruzione di una coscienza etica passa attraverso il riconoscimento di sé e dell’altro. Consapevolezza come antidoto al senso di smarrimento, d’impotenza, di fronte alla sofferenza e alla fragilità dell’utente e di noi stessi, perché, se non si riesce a dare un senso alla sofferenza, sembra che non sia sensato fare alcunché se non prendersi cura di se stessi per cercare di non soccombere, cadendo in un individualismo povero di tempo e di relazioni.
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Scadenza iscrizione:
13/04/2012
Nelle organizzazioni si invoca spesso il cambiamento e tra i cambiamenti più delicati e complessi vi sono gli avvicendamenti. Quando parliamo di transizioni, avvicendamenti, successioni, passaggi ci riferiamo ai livelli intermedi e apicali: le transizioni intermedie, forse più reversibili, si realizzano per ragioni fisiologiche: è naturale cambiare lavoro; per logiche temporali (maternità, contratti a tempo); per contrasti, quando si ricercano condizioni lavorative più interessanti e per fusioni o riorganizzazioni. Gli avvicendamenti apicali, meno reversibili, sono passaggi che avvengono ai vertici delle organizzazioni, quando cambia il leader al potere, il presidente, il gruppo dirigente, il CdA. Il fenomeno ha una diffusione capillare nelle organizzazioni ma i dati sugli esiti delle transizioni non sono sufficientemente rassicurati. Per questo riteniamo importante considerare come si svolgono e comprendere se (e come) vengono tematizzati questi cambiamenti. Conoscere costituisce un primo passo per prefigurare momenti di accompagnamento e intervento in favore della buona riuscita del cambiamento. Crediamo che l’avvicendamento assuma caratteristiche meno destabilizzanti se viene concepito come un processo che si sviluppa nel tempo, che viene messo a tema e affrontato. L’argomento oggetto del corso di formazione e ricerca, sebbene miri a conoscere le modalità con cui organizzazioni operano ai giorni nostri, accompagna la storia dell’uomo: per questo nei momenti d’inquadramento teorico rileggeremo il tema alla luce degli spunti offerti dalla letteratura e dalla narrazione di miti e racconti.
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Scadenza iscrizione:
10/02/2012